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Le donne dell'astronomia: venerdì al planetario

Leavitt aavsoL’incontro di questo venerdì, 10 marzo, ore 21:15 presso il Planetario comunale “A. Masani” di via Bassagrande a Marina di Carrara, sarà un’occasione, in prossimità della giornata delle donne, per conoscere l’importanza del contributo femminile in astronomia.
Da sempre la partecipazione delle donne è stata essenziale per i progressi della nostra scienza. Non è quindi un caso che la prima donna storicamente esistita che incontriamo, citata col suo nome in un documento storico, sia proprio un’astronoma: En Eduhanna la figlia del re assiro Sargon II, addetta al calcolo delle eclissi lunari. Ma lasciando tempi così remoti occorre ribadire che alcune scoperte astronomiche fondamentali degli ultimi 100 anni si devono a donne astronome. Dalla scoperta del metodo tuttora più utilizzato per calcolare le distanze degli ammassi e delle galassie, alle stelle a neutroni in rapida rotazione (Pulsar); dalla scoperta della materia oscura all’ipotesi che tutti i materiali più pesanti dell’elio siano sintetizzati nelle stelle.
Molte sono state poi le sorelle o mogli di astronomi che hanno dato un contributo essenziale all’attività del proprio famigliare.
Di questo e d’altro ancora si parlerà nell’incontro, aperto a tutti. A seguire l’osservazione dei movimenti del cielo sotto la cupola del planetario e, condizioni meteo permettendo, il riconoscimento delle costellazioni nel cielo reale, osservando al telescopio anche i principali oggetti celesti visibili in questo periodo. Ai fini organizzativi è utile segnalare la propria partecipazione via whatsapp o cellulare (333/1731533) o all’indirizzo mail del planetario stesso: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
 
Nell'immagine: Henrietta Leavit. A questa astronoma americana si deve, nel 1911, la scoperta di una relazione fondamentale fra la luminosità assoluta ed il periodo di variazione di alcune stelle variabili (Cefeidi). Tale relazione ha permesso, 13 anni dopo, ad E. Hubble di calcolare la distanza della Galassia di Andromeda e di dimostrare che questo era un oggetto esterno alla Via Lattea, e successivamente di verificare che l’Universo è in espansione

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