Domenica 20 Maggio 2012

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Occhi su Saturno: due serate osservative GAM il 25 e 26 maggio
Scritto da Pietro Baruffetti   
Giovedì 17 Maggio 2012 23:14

Anche il GAM aderisce alla iniziativa "Occhi su Saturno", promossa dall'osservatorio astronomico di Perinaldo (SV), ed a cui hanno aderite varie realtà astronomiche italiane. Nelle serate di venerdì 25 e sabato 26 maggio, rispettivamente presso il Planetario comunale "A. Masani" di Marina di Carrara e la Fortezza della Brunella ad Aulla, osservazioni guidate del cielo, con particolare attenzione al pianeta Saturno, in occasione dei 300 anni dalla morte di Gian Domenico Cassini grande astronomo del XVII secolo (Perinaldo 1625 – Parigi 1712).  Sono già oltre quaranta le associazioni italiane che hanno aderito all'iniziativa, che permetterà di fare una storia delle osservazioni di Saturno (da Galileo alle sonde attualmente orbitanti attorno al pianeta ed ai suoi satelliti).G.D. Cassini in particolare, scoprì nella seconda metà del '600 quattro dei satelliti del pianeta e la famosa "divisione di Cassini", lo spazio oscuro che divide in due il sistema degli anneli, e che corrisponde ad una zona priva di oggetti e dovuta a fenomeni di risonanza fra i corpuscoli che formano gli anelli stessi , coi periodi orbitali delle sue lune.

Nell'immagine quì sopra. Ritratto di G.D. Cassini e un suo disegno del 1676 in cui è evidente la linea oggi denominata "Divisione di Cassini". Sullo sfondo del ritratto si nota il nuovo osservatorio astronomico di Parigi, di cui Cassini fu primo direttore.

 
Venerdì al Planetario" Astronomia e Matematica"
Scritto da Pietro Baruffetti   
Martedì 08 Maggio 2012 15:41

L’incontro di questo venerdì, 11 maggio alle ore 21,15 presso il planetario Comunale “A. Masani” di via Bassagrande a Marina di Carrara, partirà dal tema “Astronomia e Matematica”.

Le due scienze sono fra loro legatissime, e si sono stimolate l’una l’altra: nel senso che l’astronomia è il regno delle cifre grandissime, delle periodicità, dei calcoli, delle previsioni di eventi, per cui ha richiesto una matematica (ed una geometria) sempre più avanzata e complessa. E’ celebre l’affermazione che Galileo fa nella sua opera, “Il Saggiatore”: “La filosofia (noi scriveremmo oggigiorno, “la scienza” o “il sapere”  n.d.r.) è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi a gli occhi (io dico l’universo), ma non si può intendere se prima non s’impara a intender la lingua, e conoscer i caratteri, ne’ quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi, ed altre figure geometriche, senza i quali mezzi è impossibile a intenderne umanamente parola; senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro laberinto». Per l’astronomia sono nati il calcolo differenziale ed il calcolo infinitesimale; la matematica ha permesso di scoprire che le eclissi e comete non sono segni del cielo ma hanno una loro periodicità; oppure dove si dovesse trovare il pianeta Nettuno (prima ancora che se ne conoscesse l’esistenza); calcolare la velocità della luce a partire dai movimenti dei satelliti di Giove e tanto altro ancora.

Prima e dopo la lezione teorica non mancheranno l'occasione per vedere il cielo proiettato sotto la cupola del planetario e, meteo permettendo, osservarlo direttamente all'aperto, sia ad occhio nudo che coi telescopi del Gruppo Astrofili Massesi che gestisce il planetario comunale. In particolare, in questo periodo, sarà possibile ammirare i pianeti Venere, Marte e Saturno.

Data la capienza limitata dei locali, è gradita la prenotazione, via sms o segreteria telefonica (333/1731533), o tramite il sito internet del planetario stesso: www.planetariocarrara.it

Nell'immagine: Carl Friedrich Gauss, il grande matematico tedesco che elaborò ad inizio ‘800 il metodo che permette di calcolare le orbite (di pianeti, asteroidi, comete) a partire da sole 3 osservazioni.

 
Domenica apertura pomeridiana del Planetario
Scritto da Pietro Baruffetti   
Giovedì 03 Maggio 2012 10:57

Come consueto in occasione della prima domenica del mese, il Planetario comunale "A. Masani" di Marina di Carrara realizza un’apertura pomeridiana aperta a tutti, dalle 16,30 alle 17,30 di domenica 6 maggio. Ricordiamo che il planetario è ospitato presso uno degli edifici della scuola primaria "Paradiso A" in via Bassagrande a Marina di Carrara.
Le aperture domenicali offrono, meteo permettendo, oltre alla consueta osservazione delle stelle e dei loro moti proiettati nella cupola del planetario, la visita guidata del Parco delle Meridiane realizzato lo scorso anno nel giardino della scuola stessa, e l'osservazione del Sole al telescopio (in questo periodo il Sole presenta numerose interessanti "macchie"). Il Parco delle meridiane contiene diversi tipi di questi antichi strumenti per misurare il tempo (ore e stagioni) basati sull'ombra e sui movimenti del Sole.
Per informazioni sul planetario, si veda il link qui a sinistra.

Nella foto: una inconsueta "macchia" sul Sole. Si tratta in realtà del pianeta Venere che, l'8 giugno 2004, stava passando (transito) davanti al Sole. La fase finale di un identico fenomeno sarà osservabile, dalla nostra zona, per l'ultima volta in questo secolo, al sorgere del Sole il 6 giugno prossimo (foto Paolo Lazzarotti - GAM)

 
La foto del mese: La nebulosa Rosetta nell'Unicorno
Scritto da Pietro Baruffetti   
Lunedì 27 Febbraio 2012 17:45

Continuano le riprese di immagini sempre più soddisfacenti da parte del duo "astrofotografico" composto da Daniele Del Vecchio e Giancarlo Bonatti. La seguente immagine, della scorsa settimana, si riferisce alla Nebulosa Rosetta, Si tratta di un esteso complesso gassoso e stellare, posto nella costellazione dell'Unicorso, poco a sinistra della più celebre costellazione di Orione. E' una vera e propria "incubatrice" di stelle. La rarefazione centrale è infatti dovuta (ed ospita) un ammasso di stelle relativamente "neonate", che sta dissipando i gas e le polveri in quella zona. In varie parti della nebuolosa si intravedono dei noduli / globi di gas molto compatto, che appaiono oscuri proiettandosi sullo sfondo luminoso della nebulosa. Si tratta di cosiddetti "Globuli di Bok" che precedono di poco (in termini astronomici) l'accensione di una nuova stella. La foto a colori è la somma di tre foto nel rosso,verde, blu, ciascuna delle quali mostra la luminosità del complesso nebulare alle lunghezze d'onda, rispettivamente, dell'Idrogeno e dell'Ossigeno. L'intera operazione (singole immagini con filtri, immagini di controllo per il fondo cielo ed eventuali difetti della CCD, e successiva elaborazione) è il frutto di  un paio d'ore di lavoro (sul campo ed a tavolino) di Daniele e Giancarlo. Le riprese sono state effettuate da casa di Giancarlo, poco lontano dal centro di Carrara.

 
La difficile "cattura" di Pompeja
Scritto da Pietro Baruffetti   
Lunedì 16 Gennaio 2012 20:44

Neanche 24 ore dopo l’ottimo risultato sull’asteroide (221) Eos (vedi articolo seguente) , 3 osservatori GAM sono riusciti in un’altra difficile impresa: misurare il diametro del’asteroide (203) Pompeja, che ha nascosto per una diecina di secondi, intorno alle 20h52m dello stesso 8 gennaio, una debole stellina della costellazione del Toro.

Diremo più avanti della bella osservazione del trio del GAM, effettuata anch’essa dall’ampia terrazza dell’oratorio della parrocchia di don Michele a Marina di Carrara. Cominciamo ora dal vedere cosa “sta dietro” al numero ed al nome, (203) Pompeja, dell’asteroide. Questi oggetti, a partire dal primo di essi, Cerere, scoperto la notte del 1° gennaio 1801 a Palermo dall’abate Giuseppe Piazzi, si portano dietro, praticamente, la storia e la cultura del mondo, ed in modo particolare dell’astronomia. Essendo possibile, infatti, attribuire loro un nome proprio da parte dello scopritore, sono stati occasione per omaggiare grandi personalità della storia o della scienza, luoghi geografici, innamorate, ecc. Dovendo trovare oltre 310.000 nomi (tanti sono gli asteroidi noti con ottima sicurezza al 31 dicembre 2011, e pressochè altrettanti hanno elementi orbitali che attendono solo di essere definiti con maggiore accuratezza), è chiaro che ci si è sbizzarriti nelle maniere più incredibili. Da Celentano a Caravaggio, da Bach a (9000) Hal (con evidente omaggio al micidiale computer di bordo di “2001 Odissea nello spazio”). Per ogni asteroide il numero indica quindi l’ordine progressivo della scoperta ufficiale, il nome è "d’invenzione" (generalmente, come dicevamo, su proposta dello scopritore).

(203) Pompeja è dunque il 203° asteroide ad essere stato scoperto, per l’esattezza il 25 settembre 1879. Venne così nominato su proposta dello scopritore, Christian Peters, astronomo danese-tedesco-americano. Il nome è un omaggio alla città di Pompei, in occasione dei 1800 anni dalla fatale eruzione del Vesuvio del 79 d.C. La data della scoperta dell'asteroide (il 25 settembre) era una di quelle che all’epoca si ipotizzava coincidesse con la data esatta dell’eruzione (a tutto oggi non certa, dato che i diversi codici che riportano le osservazioni di Plinio il Giovane - che vide l’eruzione e ne fece una “cronaca” estremamente accurata - riportano date diverse). Ma dietro la scelta del nome si nasconde una curiosa vicenda umana dello scopritore, legata (per un certo tratto della vita) all'Italia, ai vulcani e proprio al Vesuvio.

Ma cominciamo col conoscere lo scopritore, Christian Heinrich Friedrich Peters (1813-1890). Uomo realmente cosmopolita, in grado di districarsi comodamente con una decina di lingue (turco, persiano ed ebraico compresi), figlio di un pastore protestante nella Slesia (allora un ducato danese, ora territorio tedesco), studiò matematica ed astronomia con figure del calibro di Hencke e Gauss. Quest'ultimo, come noto, fu in pratica il primo eleboratore delle moderne metodolgie matematiche per il calcolo delle orbite di un oggetto astronomico a partire da poche osservazioni vicine nel tempo. Si deve a lui, per restare in tema, il calcolo della posizione dove poter ritrovare Cerere, di cui si erano "perse le tracce" dopo le prime osservazioni da parte del Piazzi.  Durante il corso universitario con Gauss a Gottinga, Peters strinse amicizia con un amico geologo, Sartorius von Walterhausen, col quale venne per un lungo soggiorno di studio/lavoro in Italia negli anni ’40 del XIX secolo. Quì i due si occuparono proprio di vulcani, esplorando il Vesuvio, e studiando in modo particolare l’Etna. Fra l’altro i Borboni proposero al Peters di diventare anche responsabile dell’osservatorio che si intendeva realizzare per lo studio del vulcano (osservatorio che, sappiamo come vanno le cose in Italia…., venne poi realizzato solo nel 1879 ,quando Peters aveva abbandonato da oltre vent'anni, per motivi di cui diremo, l'Italia).
In occasione del soggiorno nel regno delle due Sicilie, Peters continuò l’attività astronomica, svolgendo attività osservativa (macchie solari) presso l’Osservatorio di Capodimonte a Napoli, ove fra l’altro scoprì una debole cometa (1846 VI) che andò poi perduta e venne ritrovata solo nel 1982 da Hartley, per cui oggi porta il nome completo di 80P / 1846 M1 Peters-Hartley. Fra le attività astronomiche del soggiorno italiano ci furono la realizzazione di alcune belle meridiane in grandi chiese siciliane. Alla realizzazione di una di esse, per il duomo di Acireale (CT), si è ispirato il regista Diego Ronsisvalle, per il film del 2002 “Gli astronomi” che descrive l’impatto dell'arrivo di due astronomi del nord Europa con il mondo chiuso e ricco di mistero della Sicilia ottocentesca. Quì sopra la linea della meridiana sul pavimento del duomo di Acireale.

Peters, anche per motivi di rivalità con un collega americano, fu un vero “segugio” nella ricerca di asteroidi.
Ne scoprì complessivamente 48, tutti osservando visualmente al telescopio, e risultando così il secondo scopritore di asteroidi in assoluto (dopo J. Palisa di cui parliamo a proposito di Eos) in questa speciale classifica, prima che l’avvento della fotografia cambiasse completamente la metodologia ed i numeri di scoperta degli asteroidi e comete.
Il carattere non doveva essere dei migliori: ebbe una causa civile con un suo assistente per riavere delle carte del cielo; mandò a quel paese i fautori dell’esistenza di Vulcano ecc. La sua vicenda si incrocia anche coi primi moti risorgimentali italiani. Nel periodo napoletano, infatti, seguendo il suo direttore Capocci (fervente mazziniano) sostenne e forse partecipò ai moti del ’48, e sembra abbia influenzato anche alcune rivolte siciliane. Col ritorno dei Borbone al potere, il Capocci perse il posto di direttore dell’osservatorio di Capodimonte ed il Peters (dopo due soggiorni, uno parigino ed uno come consulente scientifico del Gran Visir di Istanbul, ove scrisse anche pubblicazioni scientifiche in turco e persiano…)  si trasferì definitivamente negli USA. Quì divenne direttore dell'Osservatorio del college di Hamilton, a Clinton (stato di New York), da cui scoprì tutti i suoi asteroidi.

Ma veniamo al nostro asteroide. (203) Pompeja è un asteroide di dimensioni medio-grandi, che appartiene alla Fascia Principale degli asteroidi (quella posta fra le orbite di Marte e di Giove). Il suo diametro medio era stimato sui 116 km. Ma come è possibile stimare un diametro se l’oggetto appare, anche ai più grandi telescopi, solo come un punto di luce? Ci si basa su alcuni parametri medi, a partire dalla sua luminosità apparente visto da Terra e attribuendogli una “scurezza” tipica per oggetti di quel tipo (in termine astronomico si dice albedo, ed è la quantità di luce che un corpo riflette. Dato un valore 1 alla luce che colpisce un oggetto, uno specchio ne rifletterà quasi tutta la luce – e quindi avrà valori di albedo vicino a 1 – un corpo perfettamente nero ed opaco rifletterà 0). Nel caso di Pompeja l’albedo era stimato pari allo 0,04 (per intenderci 4 volte più scuro di una tradizionale lavagna scolastica). Orbita attorno al Sole in poco più di 4 anni e mezzo (per i pignoli 1653giorni 2h 26m 52s,8) , lungo un’orbita non troppo ellittica ed a una distanza media di 409 milioni di km dal Sole.
Mentre orbita attorno al Sole, l’asteroide ruota anche con relativa lentezza su se stesso, ogni quasi 47h. Questo dato si ricava (come per gli altri asteroidi) dalle variazioni della luminosità apparente dell’oggetto nel corso delle ore. Un oggetto perfettamente rotondo ed uniformemente colorato apparirà sempre della stessa luminosità. mentre un oggetto allungato (e, come vedremo da questa occultazione, così è risultato Pompeja) sembrerà più o meno brillante a seconda del fatto che ci mostri il lato più lungo o più stretto. Cominciamo quindi col vederne un foto (del gruppo guidato da Michele Bigi), di poco più di 10 minuti prima che l’asteroide nascondesse la stella (il debole puntino di luce immediatamente alla sua destra). E’ evidente come Pompeja fosse, in occasione di questa occultazione, molto più luminoso della stella e che quindi ci si doveva attendere un calo di luce appena percettibile al momento in cui la stella sarebbe stata nascosta dall’asteroide.

Ed eccoci all’osservazione vera e propria. Come GAM avevamo predisposto le due postazioni “storiche” di Marina di Carrara e Quercioli. La prima era composta da Michele Bigi, Daniele Del Vecchio e Andrea Ceccarelli, mentre la postazione massese era “presidiata” da Pietro Baruffetti e Alessandro Bugliani. Le previsioni ci davano entro la fascia di occultazione, sia pure non troppo lontani da uno dei bordi. Avevamo quindi una probabilità del 40% circa di assistere ad una occultazioni di poco più di 1 secondo. L’andamento meteo non lasciava tante speranza, piogge e nuvole nei giorni precedenti, una Luna pressoché piena a meno di “un palmo” dalla stellina. Poi verso le ore 20 i primi sprazzi fra le nubi, che davano qualche speranza, specialmente per la postazione carrarese. In realtà poi da Massa l’osservazione non è stata possibile, causa una nube che ha coperto il campo stellare qualche minuto prima dell’evento e che se ne è andata solo dopo un 7-8 minuti. Da Marina di Carrara invece l’evento è stata seguito con una videoregistrazione della durata di 3 minuti, centrata sull’istante previsto 20h51m45s. Sul monitor della telecamera i 3 osservatori avevano avuto l’impressione di un piccolo calo di luminosità, della durata di qualche secondo, A fine registrazione è cominciata l’analisi (in automatico) dell'intero filmato, che conteneva immagini riprese con una cadenza di 0,64 s . Nel filmato la luminosità dell’asteroide e delle altre stelle visibili nel campo della tele camerina, oscillava in maniera decisa causa la forte instabilità dell'aria in quota: sembrava si di vedere un certo lieve calo di luminosità, della durata di quasi dieci secondi, ma vatti a fidare se il calo fosse reale od un semplice “scherzo” della turbolenza atmosferica. (vedi figura in alto che riporta l'andamento della luminosità dell'asteroide - linea gialla- e  di due stelle dello stesso campo stellare - linee verdi- . E' evidente la difficoltà dell'osservazione, causa l'instabilità atmosferica che fa oscillare la luminosità misurata degli oggetti e l'effettivo piccolo calo di luminosità dell'Asteroide. La linea rossa verticale individua il momento centrale dell'occultazione) Per fortuna poche ore dopo arrivava via mail la richiesta di uno spagnolo (Joan Rovira Picanol) che ci chiedeva conferma di un apparente lieve calo di luminosità di cui non era sicuro, e che compariva nella sua osservazione. Michele e Joan si sono scambiati i diagrammi del flusso di luminosità osservato e l’ora del possibile evento. Trovata una fortissima relazione fra l’andamento della luminosità ed i tempi osservati si sono quindi convinti di aver assistito ad una occultazione di poco più di 10s, A seguire altri due spagnoli (Carles Schnabel e Jorge Juan)hanno comunicato anch’essi un risultato compatibile e si è quindi potuto determinare la sagoma di (203)Pompeja (vedi figura a lato, ove l’osservazione del gruppo GAM è individuata dalla traccia n° 1. Le altre sono le "corde" misurate dai 3 spagnoli. E' evidente una forma allungata, delle probabili dimensioni di circa 120 x 70 km, di (203) Pompeja).

 
Il calendario gennaio-giugno 2012 del Planetario
Scritto da Pietro Baruffetti   
Venerdì 30 Dicembre 2011 00:48
Data Tema
dom 8 gen Apertura pomeridiana (ore 15,30)
13 gen Il cielo d’inverno
27 gen Ultime notizie dal cielo: le scoperte del 2011
dom 5 feb Apertura pomeridiana (ore 15,30)
10 feb Leonardo e l’astronomia / M’illumino di meno
24 feb Cosa sono le stelle: tipologie, evoluzione.
dom 4 mar
Apertura pomeridiana (ore 15,30)
9 mar L’altra metà del cielo: l’ astronomia al femminile
dom 18 mar Giornata internazionale dei Planetari (ore 11, 16, 17)
23 mar L’astronomia delle antiche civiltà
dom 1 apr Apertura pomeridiana (ore 16,30)
13 apr Pascoli ed il cielo stellato
27 apr Il cielo di primavera
dom 6 mag Apertura pomeridiana (ore 16,30)
11 mag L’astronomia e la matematica
25 mag Dante e l’astronomia + serata Saturno
1 giugno L'astronomia da tavolo: programmi nella Rete
dom 3 giu Apertura pomeridiana (ore 16,30)
mer 6 giu Transito di Venere (Pontile Marina di Massa ore 5,30-7)
8 giu Astronomia pratica: la fotografia astronomica
15 giu L’astronomia in musica
22 giu L’astronomia di Star Trek
29 giu Astronomia nell’arte a Massa e Carrara

 

Gli incontri si tengono, salvo indicazione contraria, al venerdì ore 21,15 presso il Planetario comunale "A. Masani" ubicato presso la scuola primaria del Paradiso, in via Bassagrande a Marina di Carrara.

Ogni incontro si articola in una prima parte sul tema dell'incontro, in una seconda parte di proiezione del cielo stellato nella cupola del planetario ed in una parte finale di osservazioni (ad occhio nudo e con telescopi) all'aperto

Sulla base della convenzione vigente col comune di Carrara, il prezzo di partecipazione è: 3€ ( prezzo intero) e 2€ (ridotto per minori di 14 anni e  maggiori di 65)

 
Eos, "l'aurora" del 2012
Scritto da Pietro Baruffetti   
Lunedì 09 Gennaio 2012 18:37

L'asteroide Eos in fase di avvicinamento alla stellina che avrebbe poi occultato circa mezzora dopo

Se è vero il vecchio adagio “il buongiorno si vede dal mattino”, allora questo 2012 è doppiamente iniziato bene per il GAM, dal punto di vista delle occultazioni asteroidali. La notte fra il 7 ed l’8 gennaio (per esattezza pochi istanti prima delle 2h06m dell'8 gennaio) il GAM “al top” (nella persona del suo presidente, aiutato da Gabriele Tonlorenzi, e del più grande dei 3 telescopi sociali), ha osservato l’occultazione di una stellina di Orione, da parte dell’asteroide (221) Eos.(Quì a destra ripreso dall'altra equipe GAM  formata da Michele Bigi e Giancarlo Bonatti, ed operante a Marina di Carrara: L'asteroide era in fase di avvicinamento alla stella, che arebbe poi occultato quaranta minuti dopo. Il tempo indicato sul frame video è in TU, Tempo Universale, ovvero l'ora di Greenwich, convenzionale riferimento per tutte le osservazioni astronomiche)

Dicevamo doppiamente perché il nome dell’asteroide, Eos, deriva dalla dea dell’aurora nella mitologia greca. Si, proprio colei di cui, leggendo Omero, abbiamo spesso sentito dire “dalle dita rosate”, o colei che ogni mattino muore uccisa dal Sole, che disperatamente cerca di rivederla, secondo l’allegoria del mito di Orfeo cui è stato impossibile riguardare l’amata moglie Euridice (protagonista, quando si dice il caso..., anch'essa di una occultazione positiva GAM dello scorso novembre). Molti ricorderanno che il volgersi di Orfeo/Sole  per riveder l'amata moglie Euridice/Eos prima di essere usciti dall’Ade, fu la causa per cui la perdette per sempre, a simboleggiare come appunto non possano essere visibili contemporaneamente nel cielo il colore dell’Aurora ed il Sole.

L’occultazione dell'altra notte è stata, anche dal punto di vista culturale e non solo astronomico, molto particolare. A cominciare dall’asteroide che ha nascosto, occultandola per 6,72 secondi la stellina. Venne scoperto da Johann Palisa, astronomo austriaco, il 18 gennaio 1882 (quasi esattamente quindi 130 anni fa) da Vienna, che con tale nome beneaugurante volle salutare il nuovo osservatorio astronomico di Vienna, profondamente ingrandito 2 anni prima, augurandogli un avvenire radioso. Palisa (1848-1925, nella foto a sinistra in una immagine di pochi anni dopo la scoperta di Eos) era stato fino ad un paio di anni prima direttore dell’osservatorio astronomico della marina austriaca a Pola (in Istria), ed aveva accettato il trasferimento a Vienna, in un ruolo subalterno, pur di poter utilizzare, come semplice assistente, il rifrattore da 67 cm dell’osservatorio di Vienna, allora il più grande telescopio del mondo. Si narra che spesso convincesse gli altri assistenti a restarsene tranquillamente a letto, offrendosi di fare anche il loro lavoro, pur di poter essere solo nelle sue ricerche e poter osservare (oltre agli oggetti comandati) altri oggetti a suo piacimento. Anche con questo stratagemma riuscì a scoprire complessivamente 94 asteroidi, alcuni dei quali peculiari: (153) Hilda ed appunto (221) Eos, capostipiti di due famiglie asteroidali, ed anche (243) Ida (uno dei pochi asteroidi di cui abbiamo foto ravvicinate, prese da sonde, e caratteristico per la presenza della sua piccola “luna” Dactyl – vedi foto qui a lato). Palisa era un tipo alquanto “originale”: fra l’altro partecipò alla missione franco-tedesca per l’osservazione dell’eclisse totale di Sole del 6 maggio 1883, visibile dal Pacifico, su un atollo, Carolina, da cui prende nome uno degli asteroidi scoperti da Palisa al suo ritorno a Vienna. In tale missione si tentò inutilmente di poter osservare un ipotetico pianeta Vulcano, che l’astronomo francese Le Verrier aveva ipotizzato dovesse essere presente fra il Sole e Mercurio per spiegare un’anomalia dell’orbita di questo pianeta. Proprio quella anomalia (l'avanzamento del Perielio di Mercurio) che qualche anno dopo Einstein dimostrò essere frutto dei moti relativistici, di cui tale fenomeno si rivelò appunto una primissima prova. E’ storico l’aneddoto che per finanziarsi la propria partecipazione ad una successiva missione nell’Africa meridionale per l’eclisse di Sole del 29 agosto 1886, Palisa mise “in vendita” il nome da attribuire ad un asteroide da lui appena scoperto. La proposta non ebbe fortuna ed il nostro non potè partecipare alla spedizione.

Come accennavamo Eos è anche il “capostipite” di una famiglia di asteroidi, che da lui prende nome, e che conta attualmente circa 4400 oggetti delle più svariate dimensioni (fra i quali anche l'asteroide 661 Cloelia, omonimo della socia n° 3 del GAM) . Si chiamano famiglie di asteroidi, alcuni sottoinsiemi dello sterminato numero di asteroidi, che si caratterizzano per orbite molto simili fra loro (dal punto di vista della distanza dal Sole, per periodo di rivoluzione e forma delle loro orbite, dell’inclinazione delle orbite stesse rispetto al piano medio di tutti i pianeti, ma anche per caratteristiche spettrali – cioè di composizione chimica). Tali famiglie di asteroidi vennero interpretate per la prima volta nel 1918 dall’astronomo giapponese Hirayama come frutto dello scontro nello spazio di due asteroidi preesistenti, che si erano frantumati in tale scontro ed i cui frammenti continuavano ad orbitare conservando grossomodo l’orbita iniziale dei due corpi. Hirayama avanzò allora questa ipotesi studiando tre gruppi di asteroidi, uno dei quali era proprio la famiglia di Eos di cui si conoscevano allora solo 14 componenti. L’ipotesi di Hirayama si è rivelata poi corretta ed oggi conosciamo almeno una trentina di famiglie asteroidali. Dobbiamo quindi pensare ad Eos come il “frammento” più grande residuato da un immane scontro cosmico, nel cui urto si sono liberate anche temperature che hanno in parte fuso i materiali degli asteroidi (studi spettroscopici e, come vedremo su meteoriti, dimostrano che devono essere state raggiunte temperature anche superiori ai 1500 °C).

La figura qui a lato mostra tutti gli asteroidi noti al 2005, posti in un diagramma che individua ogni asteroide riportandone sull'asse x essenzialmente la distanza media dal Sole (per l'esattezza il semiasse maggiore) e sull'asse y l'inclinazione, in gradi, sul piano dell'orbita della Terra e dei principali pianeti (Eclittica). E' evidente una distribuzione non casuale delle orbite asteroidali, ma come ci siano degli stretti grossi "buchi" verticali (lacune di Kirkwood) in cui non compare nessun asteroide con quegli elementi orbitali, e come si evidenzino, al contrario, degli "addensamenti" in corrispondenza di determinate condizioni orbitali. Indizio questo di una comune origine di quella famiglia di oggetti. La famiglia di Eos (cerchiata) orbita ad una distanza media di 450 milioni di km dal Sole (3 UA), con piano orbitale mediamente inclinato di 10° rispetto all'Eclittica e con orbite relativamente poco ellittiche compiute con periodi intorno ai 5 anni. La distribuzione dei corpi della famiglia di Eos, indica che lo scontro che l’ha prodotta deve essere avvenuto all’incirca 1-2 miliardi di anni fa ed avere coinvolto un asteroide "genitore" di circa 240 km di diametro che è stato colpito, dall'alto, da un altro oggetto di almeno 70-80  km . In tale tipo di scontro tendenzialmente i corpi più pesanti si dispongono, una volta "ripresisi" dall'urto, un poco più vicini al Sole dei corpi meno massicci. Per giunta in quella zona entrano in ballo anche fenomeni di risonanza con l’orbita di Giove che contribuiscono a disperdere ed ad aggregare in orbite particolari i corpi liberatesi al momento dell’impatto. Ed uno studio del 2003, pubblicato su Astronomy & Astrophisic, si spinge ancora più in la, mostrando forti evidenze di una marcata similitudine fra lo spettro di Eos e quello di alcune meteoriti insolite ritrovate sulla Terra, in particolare sulla pietra Divnoe ritrovata in Russia e presente sul mercato dei collezionisti di meteoriti. Onde ragion per cui, con “solo” 1000,00 € potete, se volete, portarvi a casa un pezzo dell’asteroide che ha dato origine ad Eos ed alla sua famiglia asteroidale! Come è possibile questo? In realtà al momento dell’impatto i frammenti si sono sparsi in tutte le direzioni ed a velocità diverse, fra cui quelle inidonee a far rimanere i frammenti in orbita a quella distanza, ma lanciandoli verso l’esterno e l’interno del Sistema Solare. In una lenta caduta verso il Sole, capita quindi che alcuni di questi frammenti cadano sulla Terra, o su altri corpi maggiori del Sistema Solare. Conosciamo meteoriti provenienti, ad esempio, dall’asteroide Vesta, ma anche da Marte. dalla Luna ecc. Ecco qui accanto uno dei frammenti posti in vendita sul mercato (specialmente in USA; Australia e Sud Africa molto attivo) dei meteoriti. Il cubetto accanto è di 1cm per ogni lato. (La pietra è stata tagliata con una fresa per mostrare l'interno, ed anche per ottenerne numerose sezioni di poco più di un millimetro di spessore che sono quelle che normalmente si incontrano sul mercato dei meteoriti).

Ma torniamo all’occultazione dell’8 gennaio. Come GAM ci eravamo organizzati con due delle “classiche” postazioni per questo tipo di osservazione: la terrazza di casa Baruffetti e la terrazza dell’oratorio della parrocchia di don Michele. Pietro era assistito da Gabriele Tonlorenzi e Michele da Giancarlo Bonatti.

Le previsioni erano, come spesso accade, non perfettamente coincidenti. Secondo la IOTA-ES (sezione europea della organizzazione internazionale sulle occultazioni) noi dovevamo essere al limite inferiore della zona di occultazione, con una discreta probabilità di assistere ad un’occultazione molto marginale della durata di pochissimi secondi o frazioni di secondo. Per l’ EAON (una associazione a carattere europeo sviluppatasi autonomamente inizialmente nei paesi europei di lingue neolatine, ma in stretti rapporti con la IOTA),  invece l’occultazione sarebbe avvenuta molto più a nord (Veneto e Lombardia). In questi casi è sempre meglio osservare, dato che è veramente difficile calcolare la posizione esatta di un oggetto distante oltre 300 milioni di km. Un piccolissimo errore di misura fatto in qualche osservazione passata, fa facilmente spostare la posizione reale dell’oggetto di qualche decina di km. Assieme alle due postazioni GAM si erano detti disponibili (attraverso una rete internet, Occultwatcher,  che lega gli osservatori di tutto il mondo e invia materiale per le osservazioni, raccoglie i risultati, avvisa di correzioni dell’ultima ora ecc.) altri 9 osservatori, dalla Francia all’Iran (su quest’ultimo, interessantissimo, aspetto ritorneremo più avanti). Alla prova dei fatti, per motivi diversi, solo 3 postazioni sono riuscite a seguire il fenomeno, mentre le altre non han potuto farlo per i motivi più diversi: dalle nuvole presenti in 5 postazioni, al forte vento che faceva “ballare” il telescopio ed il tetto dell’osservatorio di Piombino ed ha reso impossibile tentare l'osservazione, fino al campanile della chiesa di Michele che, ironia della sorte, ha “eclissato" il campo stellare meno di un minuto prima che l’occultazione avesse luogo….(a quel punto l’idea di don Michele di tagliare il campanile non aveva più tempo per essere messa in pratica (!). La presenza della Luna non lontana dal campo stellare ha poi fatto sì che dall’osservatorio comunale di Monte Agliale (Borgo a Mozzano – Lucca) il fondo cielo, fotografato col loro telescopio da 50 cm, era così luminoso che non permetteva di riconoscere la debole stellina interessata dall’occultazione. Si sono quindi avute le sole osservazioni positive di Massa e di Simone Bolzoni (Santhia, Piemonte). Quest'ultimo osservava in condizioni molto critiche (la stella era appena al limite della visibilità, e lui stava seguendo l'occultazione ad occhio nudo; per giunta l'occultazione è iniziata mentre stava spostando il suo telescopio da 30cm, non motorizzato, per ricentrare la stella) per cui non si sente di garantire una precisione migliore di 1 secondo sui tempi della sua osservazione, che potrebbe quindi essere durata 7s, ma con una incertezza di +/- 1,5s. . Trattando i risultati con il programma Occult.4, utilizzato per ricavare le sagome degli asteroidi sulla base delle osservazioni effettuate, si ottiene la sagoma quì a lato (linea celeste). Con 1 e 2 sono indicate rispettivamente le osservazioni di Baruffetti/Tonlorenzi e quella di Bolzoni. Se si da assoluta fiducia ai tempi dell'osservazione di Bolzoni allora la sagoma potrebbe arrivare a quella delineata dalla linea gialla. Saranno quindi necessarie osservazioni future, di buona precisione ed, ancor meglio, con più osservatori in contemporanea, per ricavare una sagoma più accurata di (221) Eos. Anzi molto probabilmente, essendo il risultato di un "urto" gigantesco, la forma che dobbiamo attenderci per Eos sarà verosimilmente irregolare (si veda, ad esempio, l'aspetto di Ida nella foto più in alto). Era quella dell'altra sera la quarta volta che venica osservata una occultazione da parte di Eos, la prima dall’Europa, ed anche nelle altre occasioni non c’erano mai stati più di due osservazioni in contemporanea, per cui l’asteroide può riservare ancora sorprese. In alto a destra è riportato il grafico (ottenuto mediante un programma di analisi del filmato effettuato con la telecamerina digitale inserita nel telescopio da 30 cm del GAM) dell’andamento della luminosità della stella. Sull'asse sinistro del diagramma compaiono valori di luminosità strumentale (come si vede la luminosità dei due oggetti, diventati a quel punto un unico punto di luce, al momento del''occultazione non è scesa a zero, ma è rimasta la luce del solo asteroide, circa 4 volte meno luminoso) mentre nella scala dei tempi (in basso) vengono misurati i frame video (ciascuno di 0,04s) a partire dall'inizio del filmato: per intendere la figura diciamo che ogni riga verticale segna l'inizio di un nuovo secondo. Dalla riduzione dei dati si ricava che l’occultazione, dalla osservazioni GAM, è durata (per Massa) 6s,72 centrati sull’istante 2h06m00s.412 (+/- 0s.09)

E, per finire, una curiosità. Come accennavamo si era "prenotato" per l’osservazione di questa occultazione da parte di Eos, anche un osservatore iraniano, Farzad Ashkar. Sebbene sia stato sfortunato perché le nuvole gli hanno impedito di partecipare all’osservazione, si merita qualche nota in più, perché si tratta di una circostanza e di un personaggio non consueto. Non è da tutti i giorni, infatti,  che un’occultazione “colpisca” Massa ed una città dell’Iran, distante quasi 4000 km. Occorre un angolo particolare dell’orbita dell’asteroide e della rotazione terrestre e che la zona di cielo in cui si trova apparentemente l’asteroide in quei pochi minuti  sia visibile sopra l’orizzonte, oltre ovviamente che il cielo sia in quel momento buio per entrambe le postazioni. Stavolta tutte queste circostanze si erano avverate. Per un caso fortunato ciò si ripeterà il prossimo 17 gennaio con un evento che coinvolgerà un altro asteroide, Huenna, che dovrebbe essere visibile da entrambe le città (e che avremo quindi un motivo in più per osservare).

Farzad Ashkar è uno dei due coordinatori della IOTA-ME . Cioè l’articolazione Medio Orientale dell’organizzazione internazionale per le occultazioni.  Raccoglie prevalentemente osservatori di lingua araba, che vanno dal Marocco al Kazakhstan, dalla Turchia alla Somalia, che collaborano (come si usa da sempre in astronomia, la scienza meno vincolata “da confini terrestri”) con gli altri osservatori del pianeta. Per chi legga il Farsi (la lingua persiana) e l’inglese,  consigliamo di dare un’occhiata al loro bollettino semestrale delle osservazioni. http://www.asteroidoccultation.com/observations/IOTA_MEnewsletter6.pdf

Ashkar è stato anche animatore, nel suo paese, di una associazione ch si intitola “astronomi senza frontiere”. Vive ed insegna astronomia a Shiraz, la sesta città (per popolazione; 1.700.000 abitanti) dell’Iran, e che è stata capitale della Persia prima che la stessa venisse trasferita, nel 1794, a Teheran. Tuttora Shiraz è un centro culturale di primo’ordine, capoluogo della regione di Fars. E’ questa la regione storica di origine dei Persiani (il farsi è la lingua nazionale, e lo stesso nome Persia deriva dalla traduzione degli antichi greci del nome degli abitanti della città). Per questo motivo a poche decine di km da Shiraz si possono ammirare gli splendidi resti di Persepoli, oppure la tomba di Ciro il Grande a Pasargadae. Ashkar Farzad è anche un ottimo fotografo (di soggetti naturalistici e astronomici) si vedano le sue foto sul suo spazio di Facebook  (http://www.facebook.com/farzad.ashkar/photos)  . Le due foto finali mostrano Ashkar davanti all’osservatorio dell’Università di Shiraz, ove insegna e da dove effettua occultazioni col 30cm (dello stesso tipo di quello GAM) in dotazione all’osservatorio, ed una sua splendida foto del cielo invernale dalla campagna intorno a Shiraz. Con questa, che è un po’ il sogno di ogni astrofilo europeo, Orione alto nel cielo, con sotto Sirio ed ancora più in basso, poco sopra l'orizzonte, la mitica Canopo invisibile dall’Europa, cogliamo occasione per salutare tutti i lettori del sito, augurando un

Buon 2012

 
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