Asteroidi "ruffiani": gli asteroidi dei Rotschild, ed una osservazione del GAM E-mail
Scritto da Pietro Baruffetti   
Domenica 27 Dicembre 2015 19:36

Sempre difficile sapere se chi nomina un asteroide col nome del direttore del suo osservatorio, di una città o di un’istituzione da cui si attendono finanziamenti (o magari, coi tempi che corrono….., un posto di lavoro fisso), oppure di un big del mondo dello spettacolo ecc. lo faccia per convinzione od opportunità, od al limite per godere di una “notorietà riflessa”. Ma in qualche caso la “piaggeria” (o “ruffianeria”, per i più cattivi) anche nel mondo degli asteroidi sembra proprio farla da padrone. Beninteso non è certo il solo settore in astronomia; ove sono state scomodate addirittura intere costellazioni. Come non ricordare la Chioma di Berenice (derivata da un asterismo inizialmente proposto, come “salvavita”, nel III secolo a.C. dall’astronomo Conone, e dedicata ai capelli dell’omonima regina, moglie di Tolomeo III d’Egitto, chioma che era scomparsa dal tempio di Afrodite/Arsinoe nei pressi dell’attuale Assuan in cui era conservata dopo essere stata offerta come “ex-voto” dalla regina per il felice ritorno dalla guerra del marito stesso)?

O lo Scudo (costellazione introdotta nel 1690 da Hevelius in onore del suo re e patrono, Giovanni III Sobieski, ultimo re effettivo di Polonia e trionfatore nella decisiva battaglia di Vienna dell’11-12 settembre 1683, che segnò la fine dell’espansione turca in Europa), costellazione nota anche col nome completo proposto da Hevelius, di Scudo di Sobieski.

Figura 1. Ian Sobievski, re di Polonia e vincitore degli ottomani in numerose battaglie, fra cui quella per la liberazione di Vienna assediata da turchi nel 1683. In suo onore fu creata la costellazione dello Scudo (originariamente Scutum Sobiescianum)

Per non dire della costellazione zodiacale della Bilancia, che sebbene avesse già fatto la sua comparsa altre volte in culture diverse fin dal 2000 AC, ebbe la sua “consacrazione” ufficiale, come dodicesimo (ed unico inanimato) segno dello Zodiaco, come omaggio a Giulio Cesare, in coincidenza con la sua riforma del calendario (riforma e dedica per le quali sembra certo il contributo dell’astronomo Sosigene di Alessandria). Per quanto riguarda poi il nome delle stelle, tralasciando le “trappole per gli allocchi” (a pagamento) dei nostri giorni, uno dei casi più noti di piaggeria è probabilmente quello di Cor Caroli (Alfa CVn), la più brillante stella dei Cani da caccia. Così denominata nel 1660 in ricordo del re Carlo I d’Inghilterra ucciso durante la rivoluzione repubblicana inglese nel 1649: assassinio cui fa riferimento il suo nome originale di Cor Caroli Regis Martyris. E, casualmente (?), omaggio al figlio allora regnante, Carlo II. Il tutto su iniziativa del fisico e matematico di corte inglese Charles Scarborough. L’identificazione, a quanto si dice, venne abilmente sfruttata da Flamsteed e Halley per ottenere dallo stesso Carlo II i finanziamenti necessari alla realizzazione (iniziata 15 anni dopo) dell’osservatorio di Greenwich. E che dire poi degli “astri medicei” (oggi noti come Io, Europa, Ganimede e Callisto), nome collettivo proposto per i quattro satelliti maggiori di Giove nel marzo 1610, nel Sidereus Nuncius da Galileo, e che gli fruttarono, nel giro di tre mesi, il ritorno a Firenze con un buon stipendio?

Anche nel regno degli asteroidi la piaggeria è presente fin dall’inizio. Come noto il nome completo inizialmente proposto dall’abate Giuseppe Piazzi per il primo di essi, Cerere, da lui scoperto nella notte dell’1 gennaio 1801 a Palermo, fu di Ceres Ferdinandea. Ove il “ferdinandea” era un “omaggio” al re regnante sulle due Sicilie: Ferdinando I di Borbone (che regnava allora su Napoli come Ferdinando IV e sulla Sicilia come Ferdinando III). Un probabile “ringraziamento”, da parte del Piazzi stesso, per essere stato chiamato, 11 anni prima, a dirigere l’appena costruito Osservatorio Reale sulla terrazza del Palazzo Reale di Palermo da cui fu fatta la scoperta. L’osservatorio esiste tuttora e occupa una parte del Palazzo dei Normanni (complesso monumentale costruito e arricchito lungo i secoli e che ospita, fra  l’altro, anche la stupenda Cappella Palatina, e la sede attuale dell’Assemblea regionale siciliana).

Figura 2. Il banchiere Albert von Rothschild e la moglie Bettina de Rotschild (quest’ultima appartenente ad un ramo francese della famiglia) in una foto attorno agli anni 80 del XIX secolo).

Restando fra gli asteroidi, per non citare oggetti nominati negli ultimi 80 anni (e scatenare magari il risentimento di qualche vivente o discendente) possiamo ricordare, fra gli asteroidi dai nomi un poco “ruffiani”, senz’altro gli i 9 asteroidi legati a personaggi della ricchissima, potente e discussa famiglia di banchieri, di origine ebreo tedesca, Rotschild. Tale famiglia, a partire da fine ‘700, si è diffusa poi in vari stati europei (fra cui un ramo italiano, con base nel napoletano, che ebbe per tutto l’800 rapporti d’affari anche con la Santa Sede). Gli asteroidi dei Rotshild fan tutti riferimento, tranne l’ultimo di cui diremo più avanti, al ramo austriaco e sono, in ordine di scoperta: (250) Bettina, (256) Walpurga, (262) Valda, (447) Valentine, (703) Noemi, (719) Albert, (750) Oskar, (782) Montefiore, e (977) Philippa.

Quasi tutti gli asteroidi sopra citati vennero scoperti presso l’osservatorio di Vienna per opera di Johann Palisa (astronomo di cui ci siamo occupati nei numm. 3 e 4/2014 di Astronomia) e sono legati alla figura del barone/banchiere Albert Salomon Anselm Freiherr von Rothschild (Vienna 1844-1911).  Fu questi, ad onor del vero, un gran mecenate dell’Osservatorio di Vienna, al quale regalò il primo Stereo comparatore costruito dalla Zeiss (un tipo di strumento astronomico, oggigiorno più noto col nome di blink, che è stato essenziale per molti decenni nella ricerca di asteroidi e stelle variabili).

Figura 3. Uno stereo comparatore (o blink microscope) è uno strumento ottico in cui due lastre astronomiche dello stesso campo stellare, riprese in tempi diversi con lo stesso strumento, vengono poste ai due lati e le due immagini, grazie ad un sistema di prismi e specchi, vengono riportate in modo che appaiano un’unica immagine sovrapponibile che viene osservata ingrandita ad un oculare. Un meccanismo alterna l’immagine di destra e quella di sinistra. In tale modo ogni oggetto che abbia cambiato di posizione o luminosità fra una lastra e l’altra appare come scintillare (blink in inglese significa appunto lampeggiare) o “saltare” in continuazione da un punto all’altro. Lo strumento ha permesso, nel XX secolo, la scoperta di innumerevoli stelle variabili ed asteroidi. Anche il pianeta nano Plutone - oggi denominato (134340) Pluto - venne ritrovato dal confronto di due lastre prese il 23 e 29 gennaio del 1930 presso il Lowell Observatory di Flagstaff da Clyde Tombaugh (a destra nella foto, mentre esamina due lastre al blink comparator di tale osservatorio).

Oltre a questo, donò all’osservatorio anche un telescopio coudé utilizzato come spettrografo, e successivamente la montatura e la “motorizzazione” per tale strumento. A lui son legati direttamente gli asteroidi Bettina (nome della moglie del barone), Walpurga e Valda (i due nomi vennero proposti dalla stessa baronessa Bettina, che sarebbe morta da lì a poco, a soli 34 anni), Valentine e Noemi (dal doppio nome dell’unica figlia femmina del barone), Albert (nome del barone stesso, che era morto pochi mesi prima di questa dedica), Oskar (dal suo figlio più giovane, morto anch’esso in giovane età, suicida, 4 anni prima della scoperta dell’asteroide a lui intitolato) e Montefiore (una specie di lascito di nozze per la nuora Clarice Sebag-Montefiore, che aveva sposato due anni prima il secondogenito del barone). Solo l’ultimo asteroide “dei Rostchild” che abbiamo elencato, (977) Philippa, è intitolato invece ad un esponente del ramo francese della dinastia: Philippe de Rotschild. Alcuni degli asteroidi sopra citati presentano delle curiosità. I primi tre sono, ad esempio, conseguenza indiretta della “messa in vendita” (prezzo proposto 50 sterline…), del nome di un asteroide fatta dal Palisa, per racimolare finanziamenti per la sua partecipazione ad una spedizione per l’osservazione dell’eclisse totale del 29 agosto 1886 (anche se, inizialmente, nessuno si fece avanti per cui Palisa restò a casa….). (719) Albert, ha poi una curiosa storia di “smarrimento/ritrovamento”. Seguito in pratica per poco più di un mese, fra settembre e ottobre 1911, attorno alla data della scoperta (3 ottobre 1911, da parte, come dicevamo, da Johann Palisa a Vienna), di quest’asteroide si erano poi perse le tracce, causa l’inadeguatezza dei parametri orbitali inizialmente calcolati sulla base di troppi pochi punti ravvicinati. L’ “asteroide perduto”  rimase tale, fino a quando il 1 maggio 2000 venne trovato, nell’ambito della campagna osservativa Spacewatch, un asteroide di tipo Amor cui fu attribuita la designazione provvisoria 2000 JW8. Nel calcolarne gli elementi orbitali, per poterlo poi inserire nel catalogo generale curato dal Minor Planet Center, saltò fuori che l’asteroide era proprio il “perduto” (719) Albert, di cui non si avevano più tracce da 89 anni e che (da dopo che era stato ritrovato più di 10 anni prima l’asteroide (878) Mildred anch’esso “introvabile” per molti decenni), era rimasto l’unico asteroide numerato di cui si erano perse le tracce...

E veniamo adesso a far la conoscenza, del “Rotschild francese” e del “suo” asteroide: (977) Philippa. Il nome deriva da quello del barone Philippe de Rotschild (Parigi 1902-1988). Un po’ un “cane sciolto” della famiglia, di cui ignorò la proverbiale riservatezza e propensione bancaria, per una vita spesso sopra le righe. Play-boy per tutta la vita, intraprese varie attività, fra cui velista, autore di testi teatrali, proprietario del Theatre Pigalle a Parigi (una sala da 1100 posti), traduttore di libri e spettacoli teatrali dall’inglese e, tanto per non farsi mancare nulla, pilota di auto da corsa.

Figura 4. Georges Philippe (nome dietro cui si celava, come pilota, per motivi diversi, il barone francese Philippe de Rotschild), al volante di una Bugatti 25C (col numero 14; la prima delle auto visibili in questa fotografia), passa in terza posizione durante il primo giro del primo Gran Premio di Monaco (14 aprile 1929). Il pilota francese terminerà la gara al quarto posto. L’immagine è presa in corrispondenza dell’originale curva del Tabaccaio,(più esattamente “curva del tabacco”) così chiamata per la presenza della manifattura e del negozio di tabacco di Antony Noghès, ricco fondatore dell’Automobil Club di Monaco, sponsor e primo promotore del Gran premio stesso.

Fu quest’ultima una curiosa breve parentesi di due anni, nei quali, (non avendo certo problemi di “liquido”…), si comprò 3 Bugatti T35C, il modello “top” fra le auto da corsa di quel periodo, con le quali vinse un Gran Prix du Bourgogne e si classificò quarto al primo Gran Prix di Monaco (sull’identico tracciato dell’attuale GP di Formula 1. Vedi fig. 4). Fu inoltre produttore cinematografico (di sua produzione il primo film sonoro francese di successo internazionale, Lac-aux-dames del 1932).

Figura 5. Locandina del film francese “Lac aux Dames” (il lago delle donne).

Ma la sua attività essenziale fu quella di uno dei massimi produttori di vino francese, che promosse in maniere innovative. Ad esempio le etichette del suo vino di punta, il bordeaux Chateau Mouton, riportano, diverse di anno in anno, disegni, su temi legati alla vite, di celebri artisti di cui possedeva gli originali, fra cui Picasso, Matisse, Mirò, Chagall,Wharol…Anche per questo alcuni dei suoi vini si trovano sul mercato a prezzi “astronomici” (fino all’equivalente di 8600 $ al bicchiere per una sua bottiglia di bordeaux del 1945, venduta nel 2007, che detiene il record di bottiglia di vino più cara mai venduta al mondo),  ed anche bottiglie vuote usate di tale vino e delle semplici etichette originali, purché ben conservate, sfiorano sul mercato dei collezionisti i 100 € cadauna. Espanse inoltre la produzione viti-vinicola con piantagioni nel Sud America, in particolare in Cile. Per citare altri episodi della sua vita, come abbiam visto tuttaltro che monotona, nel 1936 fu uno dei pochi, al mondo, che raccolse l’appello che proveniva dagli ebrei statunitensi a boicottare i giochi olimpici invernali di Garmisch-Partenkirchen, (organizzati in pompa magna dal Terzo Reich) in segno di protesta contro la persecuzione degli ebrei tedeschi. La squadra di bob di cui era sponsor non partecipò, infatti, alle gare. Nel corso della II Guerra Mondiale molte sue proprietà vennero requisite dal regime nazista e dall’alleato governo di Vichy; arrestato in Algeria, riuscì poi a fuggire in Inghilterra da cui rientrò in Francia assieme alle truppe del generale De Gaulle. Non fu quindi casuale se la sua prima moglie, Elisabette Pellettier, (dalla quale viveva comunque separato di fatto, per un rapporto altalenante che si era irrimediabilmente infranto dopo la nascita, nel 1938, del loro figlio secondogenito, nato deforme e morto poco dopo) fu l’unico membro dell’intera dinastia Rotschild (lo ricordiamo di origine ebrea) a morire in un campo di concentramento nazista (a Ravensbruck, nel 1945).

Tornando a (977) Philippa, l’asteroide venne scoperto dall’osservatorio di Algeri dall’astronomo francese di origine russe Benjamin de Jekhowsky (nato a S. Pietroburgo nel 1881 e morto in Francia nel 1975). Di famiglia aristocratica russa venne a lavorare all’osservatorio di Parigi nel 1912, ove, dopo la rivoluzione russa, si fermò, naturalizzandosi francese ed operando a lungo appunto presso l’Osservatorio Astronomico di Algeri (l’Algeria era allora, come noto, una colonia francese). Da lì scoprì tutti i suoi 12 asteroidi, il terzo dei quali, scoperto il 6 aprile 1922, fu proprio questo quello dedicato al barone Philippe. Non è noto il motivo di questa intitolazione. Forse un’inconfessata speranza di poter trovare in lui un mecenate, come era stato il suo antenato austriaco per Palisa e l’Osservatorio di Vienna?

Proprio di (977) Philippa il GAM, come dicevamo, ha avuto occasione di osservare un’occultazione, per la precisione la sera del 14 aprile 2014. Sfortunatamente il nostro socio Pietro Baruffetti fu l’unico ad avere un risultato positivo (vi furono altri 8 osservatori sparsi per l’Europa che si erano resi disponibili, ma tutti registrarono una mancata occultazione o furono impossibilitati dal meteo). Dalla sua registrazione (vedi Figura 6) si può quindi ricavare soltanto un diametro minimo dell’asteroide, 53 km.

Figura 6. Riduzione del filmato dell’occultazione di (977) Philippa ottenuto da Pietro Baruffetti. I punti gialli segnano l’andamento della luminosità della coppia stella+asteroide (il calo al momento dell’occultazione è dovuto al fatto che l’asteroide sta nascondendo la stella e risultava visibile la sola luce proveniente dall’asteroide). L’andamento a blocchi orizzontali è dovuto al fatto che, a causa della scarsa luminosità degli oggetti si è dovuto integrare ogni 0,64s. Nella scala dei tempi (asse x) ogni linea verticale è separata da 0.4s dalla vicina. I singoli “pacchetti orizzontali” sono poi disturbati da problemi di elettronica.Per confronto la curva superiore è quella di una stella visibile nel campo e verosimilmente costante.

A tanto corrisponde, infatti, la durata dell’occultazione osservata (1s. 75) moltiplicata per la velocità dell’asteroide (poco più di 30 km/s, rispetto a Massa) al momento centrale dell’’occultazione (ore 19h 36m 24s,85).Essendo quella di Baruffetti anche l’unica osservazione positiva finora effettuata al mondo, di un'occultazione prodotta da (977) Philippa, essa fissa quindi solo un valore minimo per il diametro dell’asteroide (che per altre metodologie, indirette, è stato valutato possa arrivare ai 65 km). Come pressoché generalmente accade (lo abbiamo notato già in altre occasioni), l’asteroide è risultato spostato, in questo caso di quasi 50 km più a sud, rispetto alle previsioni (altrimenti da Massa l’occultazione non sarebbe risultata visibile). Vedi sottostante Fig.7.

Figura 7. Il risultato delle osservazioni dell’occultazione di (977) Philippa del 14 aprile 2014, come compare nel programma Occult 4.1.6.1. Si tratta di un programma/archivio con dati aggiornati all’incirca mensilmente, scaricabile liberamente da Internet, e che costituisce un incredibile archivio mondiale di informazioni (dalle osservazioni passate alle previsioni per le future) per tutte le occultazioni asteroidali e lunari, le eclissi Solari e Lunari, i fenomeni reciproci dei satelliti planetari ecc. osservati od osservabili dall’intero pianeta. Dalla schermata è, in questo caso, possibile ricavare le tracce degli altri 4 osservatori che hanno inviato un report negativo, la traccia centrale prevista (puntini rosa, uno ogni secondo) e il margine di errore dei tempi di inizio (verde) e fine (rosso) dell’osservazione. Essendoci stata, in questo caso, una sola osservazione positiva non c’è alcun aggiustamento - come accade invece nel caso di due o più osservazioni positive - rispetto ai dati stimati in precedenza su diametro e orientamento dell’asteroide.