5 asteroidi misurati dal GAM
Scritto da Pietro Baruffetti   
Domenica 19 Gennaio 2014 22:26

Se ci sono virtù che l’Astronomia insegna (ed obbliga) a praticare, sono senz’altro la costanza e la pazienza. Gli eventi astronomici non dipendono da noi: possiamo solo (e non sempre) prevederli ed attenderli. A chi non piacerebbe poter vedere da casa propria, magari ogni due o tre anni, una bella eclisse totale di Sole, una splendida cometa o lo scoppio di una Supernova nella nostra Galassia (evento quest'ultimo, sia detto per inciso, che “manca” dal 1604…erano i tempi di Keplero e Galileo)? Ma non possiamo farci niente, e non ci resta che attendere, sperando che poi le condizioni meteo in quei momenti siano favorevoli (per non perderli ulteriormente dopo tanta attesa…).

Così è accaduto anche con le osservazioni di occultazioni asteroidali da parte del nostro gruppo. Si tratta, in questo caso, di eventi prevedibili con buona accuratezza e che permettono di misurare, a posteriori e confrontando le osservazioni di altri astrofili in Europa o nel mondo, il diametro e la forma di un asteroide, la sua posizione nello spazio con la precisione di pochi km, e nei casi più fortunati, scoprire eventuali satelliti orbitanti attorno al corpo principale, scoprire una stella doppia particolarmente stretta ecc. Il fenomeno dell’occultazione asteroidale si produce quando un asteroide del nostro Sistema Solare si trova a passare, visto da noi ed ovviamente solo in prospettiva, di fronte ad una stella (in realtà infinitamente più lontana). Nei brevi istanti in cui il corpo dell’asteroide copre il disco puntiforme della stella, noi possiamo assistere ad un improvviso calo di luce della coppia stella+asteroide. Si va da fenomeni appena percettibili quando l’asteroide è più luminoso della stella, per cui al momento dell’occultazione il calo di luminosità è piccolo, alla situazione contraria di asteroidi particolarmente piccoli e/o oscuri, centinaia o migliaia di volte meno luminosi della stella che vanno a “nascondere”. In questo caso al momento dell’occultazione, quando la stella viene repentinamente “nascosta” dall’asteroide, ci arriva soltanto la debolissima luce dell’asteroide. La luce dell'oggetto (i due corpi, in quei momenti, apparentemente, vicinissimi e tali da formare un unico punto di luce) vista da una ristretta zona della Terra, sembra in pratica come “spegnersi”. Una specie di brevissima eclisse totale (ma stavolta ad essere eclissata è una stella e non il Sole).

Dicevamo che tale tipo di eventi è calcolabile. Solo che date le distanze in gioco (si va da almeno un paio di centinaia di milioni di Km ad alcuni miliardi nel caso degli oggetti posti oltre il pianeta Nettuno), un piccolissimo errore sui dati dell’asteroide e/o della stella, fa sì che l’evento, dalla Terra, venga in realtà osservato a qualche decina di km di dastanza da dove previsto, lasciando così "a bocca asciutta" chi si era attrezzato con la speranza di assistere all’evento. Per questo motivo si usa abitualmente osservare non solo dalla linea da cui è calcolato debba potersi osservare il fenomeno, ma anche, per sicurezza, in tutta una fascia di qualche decina/centinaia di km ai due lati di tale striscia teorica di visibilità, che attraversa il nostro pianeta ma che è larga solo quanto il diametro dell'asteroide stesso.

Statisticamente da un dato luogo della Terra sarebbe possibile osservare, ogni anno, un centinaio di eventi di questo tipo. Ma se togliete quelli che avvengono di giorno, quelli con cielo nuvoloso, quelli ad ore improponibili della notte, quelli che durano pochi centesimi di secondo o con cali infinitesimi di luminosità, oppure quelli che riguardano stelle troppo deboli per una strumentazione amatoriale ecc. è difficile per un osservatore ottenere un bottino di più di 5-8 occultazioni in un anno. E qui salta fuori la statistica della nota poesia di Trilussa: se in Italia ci dicono che mangiamo un pollo a testa, non sarà mica che qualcuno ne mangia due e qualcun altro nessuno? Così sembra essere accaduto per le osservazioni positive di occultazioni asteroidali da Massa e Carrara. Per 20 mesi, dal febbraio 2012 all'ottobre 2013 (nonostante un’ottantina di osservazioni effettuate in quell’intervallo temporale) nessuna occultazione positiva è stata registrata da alcun socio GAM. Poi, a partire dal 16 ottobre 2013 ad oggi, in poco più di 2 mesi e mezzo, si è potuto assistere con successo a ben 5 occultazioni con risultato positivo, nonostante la difficoltà estrema delle condizioni in cui si sono verificate un paio di esse.

Veniamo ad una sintetica descrizione di questi eventi positivi osservati, con qualche curiosità sull’oggetto e sull’osservazione specifica.


(236) Honoria:  19 ottobre 2013. Osservata una occultazione della durata di 3,95s, centrata alle ore 02h 45m 51s,71 di TU (Tempo Universale, ovvero l’ora di Greenwich; pari alle 03h 45m 51s,71 di ora civile).

L’occultazione che ha rotto il ghiaccio ha riguardato una stellina di 11 magnitudine, nella costellazione del Cancro (ed il cui numero, nel catalogo di posizione Tycho, è TYC 0802-01395-1) . L’asteroide appariva muoversi relativamente "molto" veloce e risultava ben visibile già nelle ore precedenti (normalmente si effettua la ricerca degli oggetti un’oretta prima dell’evento, sia per verificare la fattibilità dell’osservazione, sia per verificare la corretta identificazione dell’oggetto). L’osservazione è stata fatta dal terrazzo di casa Baruffetti, col telescopio Meade di 20cm di apertura, in condizioni di trasparenza e stabilità del cielo medio/scarse. Per giunta con la presenza di una Luna pressoché piena a 87° di distanza. Come consueto da qualche anno a questa parte nel GAM, l’osservazione è avvenuta mediante la ripresa di un filmato con una telecamera molto piccola (Watec 120N+), che si inserisce al posto dell’oculare del telescopio e che invia le sue riprese in tempo reale ad un apparato (grabber) che, grazie ad un programma di videoregistrazione (Magix film) effettua una registrazione digitale (normalmente della durata di 3 minuti) attorno al tempo previsto per l’evento, registrazione che viene salvata direttamente nel PC portatile dedicato alle occultazioni, per la successiva elaborazione. Il segnale prima di arrivare al computer passa pure da un apparato GPS che inserisce, su ogni singola immagine (frame) video, l’istante del frame stesso, con la precisione di 0,02s. Data la relativa velocità dell’oggetto (poco più di 19 km/s), e dato che l’oggetto era stimato essere di circa 81 km, ci potevamo quindi aspettare un’occultazione che durasse, al massimo, per le località che si trovassero esattamente al centro della striscia interessata, 4,3s.

La figura qui a sinistra (ingrandibile, come tutte le altre, con un click) mostra la traccia prevista sopra l’Europa. La traccia proseguiva poi verso Est, coinvolgendo Turchia, Iran, India, Vietnam ecc. Ma a partire dalla Turchia in tutte queste zone il Sole risultava ormai sopra l’orizzonte, impedendo ogni osservazione. Purtroppo una nuvolosità diffusa in Europa ha fatto si che Baruffetti sia stato il solo a osservare l’evento, per cui dalla sua singola osservazione si può solo ricavare che l’asteroide ha un diametro di almeno 74 km, ma non possiamo dirne di più mancando altre osservazioni che possano darne corde diverse da cui ricavarne diametro definitivo, sagoma ed effettiva posizione del centro dell’oggetto.

Qui a destra il risultato dell’analisi del filmato (ricavata grazie al programma Tangra). La linea gialla è l’andamento della luminosità della somma della luce dell’asteroide e della stella che ha subito l’occultazione. In quei minuti, infatti, stella ed asteroide risultano troppo vicini per poter essere distinti come due oggetti diversi (anche coi più grossi telescopi terrestri). La linea azzurra orizzontale è la luminosità di una stella presente nel campo della tele camerina ed usata per il confronto (frame per frame nel filmato, assumendo questa stella come costante). Il calo di luce corrisponde al momento in cui la stella viene nascosta, e rimane visibile solo l’asteroide. Ogni riga verticale è separata dalla sua vicina da un intervallo di 2 secondi. Da notare che l’evento si è prodotto con un anticipo di circa 5 secondi rispetto al tempo inizialmente calcolato per Massa (poco comunque al di fuori del margine di errore medio, stimato prima dell’evento in +/- 3,7s). A sinistra la figura, ricavata dai dati di Baruffetti, che compare su Occult 4, la lista internazionale che riporta tutte le osservazioni positive di occultazioni asteroidali. Le due occultazioni successive (del 17 e 22 dicembre; la prima in Nuova Zelanda, la seconda dalla California) han confermato l'anticipo di circa 5s, ma in una l'asteroide risulta spostato di una cinquantina di km rispetto alla linea prevista.

Due parole sull’asteroide. Venne scoperto il 26 aprile del 1884 a Vienna da Johann Palisa (sulla sua figura vedi, nel nostro archivio di articoli, quanto scrivemmo il 9 gennaio 2012 in occasione dell’occultazione di Eos). E’ un asteroide della Fascia Principale, distante mediamente 420 milioni di km dal Sole, attorno a cui ruota con un periodo di poco più 4 anni e 8 mesi. Si tratta di un asteroide roccioso, caratterizzato però, verosimilmente, da una superficie che presenta macchie di diversa luminosità, probabilmente derivategli da un impatto relativamente recente. Per questo motivo l’osservazione era stata sollecitata alla comunità astronomica internazionale dall’Osservatorio di Nizza (Francia) che studia in modo particolare questa tipologia di asteroidi, che dal loro prototipo (Barbara) sono detti “barbariani”. Il nome del nostro asteroide gli venne attribuito, l’anno stesso della scoperta, da Holden, direttore dell’osservatorio astronomico dell’Università del Wisconsin, che aveva incontrato Palisa durante una spedizione per l’osservazione di una eclisse solare. Non si sa se il nome gli venga dalla dea romana che personificava l’onore famigliare e guerriero, o, molto più probabilmente, da Honoria, la sorella dell’imperatore romano Valentiniano III, nota per aver richiesto l’aiuto di Attila, re degli Unni, per non doversi sposare a forza con un senatore fedele al suo fratello (e che invece lei non amava), come imponeva suo fratello stesso, dopo che era rimasta incinta contro il volere di lui (che l’aveva costretta alla castità per non dover correre il rischio di divisione dei territori imperiali). Attila equivocò la richiesta di aiuto e, reclamandola come moglie ed assieme a lei la metà dell'Impero Romano d'Occidente, invase nel 451 e 452, una dopo l'altra, la Gallia e l’Italia.

Nell’immagine, Honoria è la giovane al centro, assieme a suo fratello Valentiniano III e la madre Galla Placidia. Per quest'ultima venne costruito, a Ravenna, allora sede dell’Impero d’Occidente, il celebre Mausoleo a lei dedicato; una delle più pure e suggestive creazioni dell’arte musiva ravennate. Un luogo incantato di cui si può fare una visita virtuale a partire da questa pagina L’atmosfera magica dell’interno del mausoleo stesso, e la sua fantastica volta stellata, sembra abbia ispirato a Cole Porter (in viaggio con la moglie in Italia) la celebre canzone Night & day (ascoltabile su you tube a questo indirizzo .


(41) Daphne:  29 novembre 2013 Osservata una occultazione della durata di 5.8 s, centrata rispetto all ore 20h 16m 38s, 277 (TU)

L’osservazione rivestiva un certo interesse. Si trattava di un asteroide abbastanza noto, di cui erano state osservate già tredici occultazioni, una non più tardi del 5 settembre 2013, il che faceva ritenere che gli elementi dell’oggetto fossero abbastanza sicuri. La probabilità per Massa era di quasi il 50%. Eravamo (vedi qui a lato la cartina di previsione della traccia dell’ombra dell’asteroide: la linea verde è il centro dell’asteroide stesso e le due blu i suoi estremi) a 93 km dal centro previsto, (con un diametro dell’oggetto stimato fra i 174 e 210 km). Era ragionevole attendersi un’occultazione della durata inferiore ai 2s. Data la luminosità di Daphne, sensibilmente più brillante della stella che avrebbe dovuto occultare, 4UC 395-123854 nella costellazione del Capricorno, il calo di luminosità atteso era di sole 0,6 magnitudini (ovvero una perdita di circa il 40% della luminosità al momento dell’occultazione), non facilissimo da rilevare nelle condizioni in cui si produceva l’evento: una debole stella alta sull’orizzonte solo 14° (meno di un palmo aperto alla distanza di un braccio teso) con tutto l’assorbimento dell’atmosfera a quei livelli. Per giunta il cielo di quella serata era tutt’altro che trasparente e stabile:a quell'altezza si scorgevano solo le stelle più brillanti, la stabilità delle immagini era medio/bassa e c’era quindi una forte dispersione dei dati di luminosità delle stelle nella registrazione, passando da un frame e l’altro, con per giunta un poco di vento ed una temperatura di soli 4°, e l'inquinamento lumioso del viale Roma, di un Supermercato e di un campo di calcio, tutti in quella direzione….

L’analisi del filmato col programma Tangra ha dato il risultato qui a destra. L’occultazione prende la parte sinistra del diagramma, pochi secondi dopo l’ccultazione (come si nota con dati molto dispersi) c’è un altro evidente calo di luminosità di cui non si può dire con certezza la causa: un probabile difetto della registrazione? Un satellite dell’asteroide (uno era già noto, ma essendo stimato solo di 2 km di diametro non può giustificare un calo così netto)? Una forma molto schiacciata e arcuata dell'asteroide per cui si è incontrata una grande depressione prima di reincontrare una gibbosità finale? Insomma occorreranno altre osservazioni per vederci più chiaro. Essendoci stata però stavolta, oltre a quella del nostro presidente, una altra osservazione in Europa (Carles Schnabel, dalla zona di Barcellona) si può azzardare una possibile sagoma (vedi figura qui sotto) che approssima notevolmente i dati delle occultazioni precedenti ed il modello geometrico ottenuto dall’andamento delle variazioni di luminosità a causa della rotazione dell’asteroide su se stesso (fatto che avviene in poco meno di 6 ore).

Che l’asteroide non fosse al punto previsto, dato che l'osservazione massese è compatibile con una osservazione non lontana dalla corda centrale di Daphne, è testimoniato anche dal fatto che l’occultazione sia avvenuta con 13 secondi di anticipo rispetto al tempo calcolato (e per il quale si stimava nelle previsioni un errore di circa 3s).

Alcune considerazioni se li meritano anche lo scopritore dell’asteroide e la figura mitologica di cui ha assunto il nome.

Iniziamo dallo scopritore: Hermann Mayer Salomon Goldschmidt (1802-1866). Innanzitutto c’è da dire che è stato il primo astrofilo (cioè astronomo non professionista) ad avere scoperto un asteroide (21 Lutetia) nel 1852. Il nome di questo e di tutti gli altri suoi asteroidi, venne proposto da Urbain Le Verrier (all’epoca un po’ il “padre e padrone” dell’astronomia francese, dopo che aveva scoperto nel 1846, a tavolino, l’esistenza di quello che sarebbe poi divenuto il pianeta Nettuno scoperto da Galle a Berlino il 23 settembre di quell’anno sulla base, appunto, dei calcoli di Le Verrier). Pittore di origini ebreo/tedesche, Goldschmidt si era poi trasferito a Parigi, all’epoca (siamo nella prima metà dell’Ottocento) principale polo di attrazione artistica europeo. A Parigi il nostro ascoltò, a 45 anni, una conferenza di astronomia di Le Verrier, rimanendone così entusiasta che fece da allora dell’astronomia il suo hobby (che, negli ultimi anni, grazie ad alcuni premi vinti per le sue attività di ricerca, divenne anche un suo sostentamento principale, dato che, come ebbe la sventura di dire un ministro italiano, “con l’arte (la cultura) non si mangia”…). Curioso anche il modo con cui acquistò il suo primo telescopio, un semplice cannocchiale di soli 5 cm di apertura. Durante un (immancabile per un artista) viaggio a Firenze, fece due copie del celebre ritratto di Galileo del Sustermans, e dalla vendita di una di queste, tornato a Parigi, ricavò i soldi per l’acquisto del suo telescopio (attenti quindi quando agli Uffizi o a Ponte Vecchio incontrate qualcuno che sta facendo ritratti o visioni di Firenze. Potreste essere di fronte ad un futuro scopritore di asteroidi….!). Goldschmidt ricordò sempre il giorno della vendita del quadro e dell’acquisto del telescopio come il più felice della sua vita. Vita che, a Parigi, trascorse quasi tutta in una mansardina del Quartiere Latino, al VI piano del palazzo che ai primi due piani ospitava (ed ospita) il celebre Caffè Procope (fondato dal siciliano Giuseppe Procopio Coltelli, che introdusse a Parigi l’uso della granita e che è l’inventore del sorbetto). Il Caffè Procope è stato uno dei primi locali di questo genere al mondo, e dal Settecento a buona parte del Novecento è stato luogo di ritrovo di letterati, artisti, politici fra cui Voltaire, la Fontaine, Rousseau, Beaumarchais, Balzac, Hugo, Verlaine, Oscar Wilde, Diderot, d’Alembert, Robespierre, Danton, Marat e Benjamin Franklin che qui abbozzò le basi della costituzione degli Stati Uniti. Dalla sua mansardina Goldschmidt osservava con costanza alcune zone fisse del cielo, confrontandole con l'atlante astronomico più aggiornato allora esistente (la Carta del Cielo dell’osservatorio di Berlino, proprio la stessa che aveva fatto ritrovare subito Nettuno a Galle appena ricevuta la lettera da Le Verrier). In questo modo riuscì a scoprire numerose stelle variabili e ben 14 asteroidi. Alla sua morte, nel 1866, Goldschmidt era di gran lunga il maggiore scopritore di asteroidi (14 appunto degli 86 allora noti). L’immagine qui sopra è un suo volto di Cristo (inchiostro di china su carta).

Per quanto riguarda invece il nome dell’asteroide (proposto, come dicevamo, da Urbain Le Verrier) questo deriva dalla ninfa Dafne. Fu questo il primo amore di Apollo, col dio che colpito da una freccia d’oro scagliatagli da Cupido, si invaghì follemente della fanciulla, la quale invece, amante della libertà, non volle acconsentire assolutamente alle sue avances. Anzi fuggì spaventata, inseguita da Apollo che stava ormai per raggiungerla allorché Daphne, giunta sulla riva di un fiume, invocò il soccorso della propria madre Gea (la Terra), che la trasformò in un albero di alloro. Da allora l’alloro (in greco Δάφνη = Dafne) fu l’albero preferito di Apollo, che si ornava le chiome con una corona di fronde di quell’albero. Corona che divenne simbolo di vittoria e premio per atleti, poeti, vincitori in battaglia ed, oggi, dei laureati (laureatus, in latino, significa proprio ornato di lauro=alloro). La vicenda mitologica ha ispirato poeti ed artisti. Nel campo dell’arte è celeberrima la statua di Apollo e Dafne del Bernini (eseguita fra il 1622 ed il 1625). Si tratta di uno dei capolavori dell’arte europea, sia sotto l'aspetto iconografico ma anche del virtuosismo tecnico. Una delle più perfette trasformazioni di un blocco di marmo bianco dei nostri monti! La statua mostra proprio il momento cruciale dell’inseguimento del dio, quanto questi riesce a toccare la ninfa,  mentre lei si sta però già trasformando in alloro, tutta protesa in avanti ancora nella fuga. La scena è spettacolare e terribile al tempo stesso. La sua metamorfosi è visibile nelle mani che prendono la forma di rami e di foglie, i capelli e le gambe si trasformano in tronco e i piedi in radici; Apollo la guarda incredulo, ma trattandosi di un Dio razionale, rimane impassibile. Invece lo sguardo della Ninfa (si veda il particolare qui a lato) è al contempo sbigottito e pieno di terrore.  Dal punto di vista musicale il mito di Dafne fu il soggetto del libretto della prima opera lirica: la “Dafne” appunto di Ottavio Rinuccini musicata da Jacopo Peri a Firenze nel 1598. Fu proprio l’ammirazione che suscitò questo primo esperimento di nuovo genere teatrale/musicale che convinse i Medici a commissionare agli stessi Peri e Rinuccini due anni dopo l'opera Euridice, sempre su un soggetto mitologico. L'Euridice di Peri venne rappresentata a Palazzo Pitti il 6 ottobre del 1600, nell'ambito dei festeggiamenti per le nozze di Maria de’ Medici con Enrico IV di Francia, ed è l'esecuzione a cui convenzionalmente si fa risalire la nascita dell’Opera lirica. A quelle nozze erano infatti invitate le famiglie più nobili d’Europa e l’impressione del lavoro musicale di Peri fu tale che ben presto le varie corti vollero replicare nei loro palazzi tale genere musicale. Fra i presenti a Palazzo Pitti quella sera ci fu, ad esempio, il duca di Mantova che chiese al suo musicista di corte la produzione di un’opera per lui: così nacque l’Orfeo di Monteverdi, la prima opera lirica “di successo internazionale” ancora in repertorio (celebre una versione del 2009 alla Scala), rappresentata appunto nel palazzo ducale di Mantova il 24 febbraio del 1607. Un ascolto di uno dei pochi brani sopravvissuti della Dafne di Peri è possibile a questa pagina . Da notare che lo stesso libretto di Rinuccini, tradotto in tedesco, venne utilizzato anche per la prima opera in tedesco, la Dafne appunto, di Heinrich  Schutz (nel 1627).


(128) Nemesis, 18 dicembre 2013. Osservata una occultazione della durata di 1,28s, centrata alle ore 22h16m24s,7

L’osservazione si preannunciava difficile per vari motivi. Gli oggetti erano poco luminosi, bassi sull’orizzonte (altezza di soli 20°), con una Luna piena in cielo, ma cosa ancora più significativa con un calo atteso di luminosità pari a 0,3 magnitudini (poco al di sopra della soglia di quello che un occhio allenato riesce appena a percepire) e col fatto che la previsione ci dava si una probabilità (per Massa) del 41%, ma ponendoci comunque 10 km fuori dalla zona prevista di occultazione. La fortuna ha voluto dare una mano e nonostante un rapporto fra segnale/rumore molto basso, è stata possibile osservare, da parte di Baruffetti, l’occultazione, la cui curva di luce compare qui a lato. ove ogni linea verticale indica una durata di 1s. Si vede che, a partire da un valore medio attorno a 250 (unità di flusso luminoso nel sistema della telecamerina), al momento del calo (linea verticale rossa) il segnale scende a circa 130.Ciò significa un calo di luminosità pari a circa 0,6 magnitudini: il doppio di quanto atteso. Ciò può essere frutto di una errata misurazione del sensore CCD della telecamerina, oppure di una sottostima precedente della luminosità della stellina. In questo caso la sua scomparsa avrebbe fatto risultare più grosso il calo della somma di luce (da quando cioè si è passati dalla somma della luce dell'asteroide e della stellina vicinissimi fra loro e visibili come un unico punto, a quando è rimasto visibile il solo asteroide) oppure ad una variabilità della luminosità dell'asteroide a causa della sua rotazione.

Il risultato ci dice che l’asteroide era spostato di un 15-29 km più a nord, e quindi la sua ombra ha interessato marginalmente Massa e, cosa notevole, in anticipo di circa 26s sull’istante previsto (alla velocità media dell'asteroide questo significa uno spostamento di quasi 500 km). Questo anticipo ha spiazzato l’osservazione fatta dall’osservatorio di Monte Agliale (Borgo a Mozzano, LU), l’unica altra postazione europea in grado di osservare questo fenomeno. Dovendo per motivi tecnici osservare per non più di 30 secondi, hanno centrato la loro posa fotografica sul tempo delle previsioni, rimanendo quindi fuori per una diecina di secondi dall’ottenere una osservazione positiva.

Venendo a Nemesis c’è da dire che è un asteroide relativamente grande (dimensioni stimate fra i 140 ed i 190 km), molto oscuro, di tipo carbonaceo (roccioso). E’ l’oggetto più grande di una piccola famiglia di asteroidi (cui dà il nome) che comprende una trentina di oggetti che orbitano attorno al Sole con orbite molto simili, rivelando così di provenire da una fratturazione di un corpo originale più grande. Ruota attorno al Sole in poco più di 4 anni e 7 mesi, mentre ruota con relativa lentezza su se stessa (una rotazione ogni 39 ore).

Passiamo, come al solito,a conoscere scopritore e mitologia dell’asteroide. Nemesis venne scoperto il 25 novembre 1872 da  James Craig Watson (1838-1880) all’epoca direttore dell’osservatorio di Detroit (USA). Fatti notevoli della sua vita sono stati la prima scoperta di un asteroide fatta dalla Cina (durante una missione a Pechino per l’osservazione del transito di Venere sul Sole del 1874, il nostro trovò un asteroide che, per cortesia verso i suoi ospiti, chiese al principe Gong di volergli attribuire il nome. Così il 139° asteroide scoperto, fu il primo scoperto dalla Cina e gli venne attribuito il nome di Juewa (letteralmente, in cinese dell’epoca, “stella della fortuna della Cina”). Alla sua morte, grazie alla fortuna accumulata in imprese commerciali, Watson lasciò per testamento un fondo alla sua università perché i suoi asteroidi fossero mantenuti periodicamente sotto controllo – per non doverli perdere, come talvolta accade a lungo termine per asteroidi non seguiti da tempo  – e per un premio triennale per http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/6/61/Alfred_Rethel_002.jpg/499px-Alfred_Rethel_002.jpgla ricerca astronomica (la James Craig Watson medal), uno dei maggiori premi per l’astronomia e che è stata attribuita nel tempo ad astronomi quali (in ordine cronologico inverso): Vera Rubin (2004, sulla materia oscura nelle galassie), i coniugi Shoemaker (1998, per i loro studi su asteroidi e comete), Willem De Sitter (1929, per il modello di Universo detto appunto di De Sitter, derivato da studi congiunti con Einstein). Il premio ha un valore attuale di 50.000 Dollari. Qui a sinistra una foto di Watson e della medaglia consegnata ai vincitori del premio da lui istituito.

Sotto l'aspetto mitologico Nemesi è il nome di una dea greca, una delle due personificazioni della giustizia. Ma se Dike (l'altra delle due) è passata anche ai romani come Justitia (giustizia), è intesa come legge, norme che condannano i colpevoli, ecc. Nemesi invece non ha avuto un corrispettivo latino personificando invece la giustizia che opera prima ancora delle norme. Una giustizia divina che persegue ad esempio gli autori di crimini impuniti, che in ultima analisi perseguita e punisce i rei anche non riconosciuti dagli uomini, vendicando i torti (per questo l'accezione del termine italiano "nemesi" come vendetta o giustizia fatta dalla storia. E' usata nella locuzione "una nemesi storica", quando il tempo rivaluta o condanna persone, idee, opinioni che erano state in precedenza condannate o esaltate, od una serie di fatti porta poi ad un risultato che era l'opposto di quello che una persona si prefiggeva). Oppure è la convinzione sottesa a frasi tipo "il tempo fa giustizia", "il temnpo svela torti e ragioni". Qui a destra Nemesi in un dipinto di Alfred Rethel del 1834 (la dea persegue un assassinio notturno avvenuto senza testimoni). In uno dei miti Nemesis si traformò in anatra e fu posseduta da Zeus trasformatosi in Cigno e dall'unione nacque un uovo da cui nacque a sua volta Elena di Troia (un altro mito dice invece che ciò accadde a Leda).

Una "leggenda metropolitana" (legata in parte ad un romanzo di fantascienza di Isaac Asimov dal titolo omonimo) chiama Nemesis una ipotetica (e mai trovata, nonostante che i telescopi astronomici attuali sarebbero in grado di scoprirla facilmente) stella, nana rossa o bruna, compagna debolissima del Sole, attorno a cui ruoterebbe ogni 26 milioni di anni con un'orbita molto ellittica; al suo passaggio al perielio, questa compagna del Sole, perturberebbe col suo campo gravitazionale gli asteroidi più lontani facendone precipitare molti verso il Sole stesso ed alcuni colpirebbero la Terra dando origine alla grandi estinzioni di massa. In realtà se ciò fosse vero l'oggetto dovrebbe avere una distanza massima dal Sole di circa 1-1,5 anni luce, mentre le nostre richerche di nane brune (le stelle più fredde e piccole che conosciamo) hanno, si ritiene, rivelato tutte le nane brune in un raggio di 10 anni luce dal Sole snza trovare alcun indizio di Nemesis.

 

(120) Lachesis, 5 gennaio 2014. Osservata occultazione della durata di 12,15 s centrata alle ore 21h33m49s,24 di TU (Tempo Universale: equivalente alle ore 22 etc. per il tempo civile italiano)

Si è trattato di una bella osservazione con un risultato interessante. Come si può vedere dalla cartina di previsione (qui a sinistra) dell’occultazione e dalla lista di coloro che si erano prenotati, Massa risultava 18 km fuori dal bordo, mantenendo comunque una probabilità del 40,5% di poter vedere il fenomeno. Cartina ed elenco sono tratti entrambi da Occultwatcher il network che unisce tutti gli osservatori del pianeta, ed ove si segnalano le proprie disponibilità all’osservazione, si ricavano tutti i dati e le cartine per ritrovare gli oggetti nel cielo, si da notizia dei risultati di ciascuno ecc. Il fatto che la durata massima prevista fosse di 13s e che, da Massa, Pietro Baruffetti abbia osservato una occultazione di oltre 12s, per giunta con un ritardo di 29s sul tempo previsto, significa che l’asteroide era decisamente “fuori posto” di almeno 400 km. Uno spostamento apparentemente notevole che però alla distanza in cui era in quel momento Lachesis (oltre 330 milioni di km dalla Terra) corrisponde ad una distanza angolare nel cielo così piccola che, in pratica, nessun telescopio è in grado di apprezzare e che si può misurare solo in occasione delle occultazioni asteroidali.

Come al solito (l'inverno è la stagione in cui statisticamente si producono più occultazioni, dato che alle nostre latitudini le notti sono sensibilmente più lunghe, ma anche quelle in cui più spesso fa nuvolo o piove...) Baruffetti si è trovato ad essere l'unico europeo in grado di seguire il fenomeno per cui la sua osservazione isolata, oltre a rilevare lo spostamento, non può dare risultati definitivi sulla forma e le dimensione dell'asteroide, che comunque deve essere lungo almeno 166 km (a tanto corrisponde la durata dell'occultazione moltiplicata per la velocità istantanea lungo la sua orbita di Lachesis al momento dell'occultazione). Una magra consolazione può essere comunque il fatto che questa occultazione di Lachesis è stata la prima occultazione in assoluto, per l'Europa, del 2014 (e come vedremo fra poco anche la seconda e la terza sono state effettuate dal GAM).

La curva di luce qui accanto rappresenta i valori istantanei (ogni 4 centesimi di secondo) misurati attraverso l'attrezzatura ed i programmi di riduzione del GAM .La linea verde è la luminosità di una stella di confronto presente nel campo, mentre la gialla è l'andamento della luminosità della coppia asteroide+stella occultata, che subisce un calo durante l'occultazione (ogni linea verticale corrisponde, nella figura, a 4 secondi di tempo). L'oscillazione della luminosità è un misto del normale scintillio delle stelle dovuto all'atmosfera, e a normali effetti dell'elettronica (che genera piccole scariche, frame di immagine non perfettamente identici - ad esempio i picchi puntiformi lungo le curve di luce). L'osservazione di questa occultazione di Lachesi era la quinta in assoluto (a partire dal 1989) e la prima dall'Europa.

Venendo alle notizie su scopritore e mitologia, diremo innanzitutto che l'asteroide venne scoperto dall'astronomo francese Alphonse Louis Nicolas Borrelly (1842-1926) (vedi una sua foto a sinistra) il 10 aprile 1872, all'osservatorio di Marsiglia in cui il Borrelly lavorava e da dove scoprì 18 asteroidi ed una ventina di comete. Fra queste la cometa 19/P Borrelly, celebre per alcune particolarità: a) è una delle poche (5) comete finora avvicinata da sonde automatiche (la Deep Space 1, il 22 settembre 2001) per cui conosciamo l'aspetto reale del nucleo. Questo si è rivelato essere una specie di nocciolina molto allungata (vedi a destra in basso nell'immagine qui a lato che riporta le foto, in scala, riprese dalle sonde automatiche che finora hanno raggiunto asteroidi e comete nel Sistema Solare. Non compare Vesta, troppo "grande", che avrebbe ridotto gli altri, nel confronto, a oggetti veramente minuscoli. Per avere una idea delle dimensioni, l'asteroide Lachesis sarebbe grande quasi il doppio dell'asteroide più grande che compare nella foto, ovvero Lutetia, mentre la cometa Borrelly, come si può vedere, coi suoi 8x4 km, è veramente un "corpo minore"). Presenta due lobi abbastanza asimmetrici e poco attivi ed una parte intermedia che mostra la maggiore attività di produzione di gas (da cui si originano chioma e coda della cometa). Per questo è ragionevole attendersi che col susseguirsi dei passaggi in prossimità del Sole, la cometa sia destinata a dividersi in due. La superficie è risultata quasi secca, son pochissimo ghiaccio, segno che la cometa sta per diventare, in pratica, non più attiva e trasformarsi, a tutti gli effetti, in un asteroide (conosciamo altri casi di oggetti "di transizione" fra la natura di asteroide e di cometa).b) la cometa ha un'orbita relativamente instabile dato che si trova a passare abbastanza spesso "in prossimità" di Giove (e della Terra) per cui la sua orbita ed il suo periodo orbitale cambiano nel tempo.

L'asteroide Lachesis è uno fra i più grandi (per l'esattezza il 35° per questo parametro, a pari merito con Daphne di cui abbiamo detto prima) della Fascia principale degli asteroidi (quelli che orbitano fra Marte e Giove), con un periodo di 5 anni e mezzo. Data la sua massa e la sua densità, sulla superficie di Lachesis (a proposito si pronuncia con l'accento sulla "a") una persona che pesa sulla Terra 70 kg, potrebbe provare l'inebriante sensazione di "pesare" meno di 4 hg (etti!), e di battere, ad esempio, con facilità il record mondiale di salto in alto, dato che con la spinta che sulla Terra gli fa fare un balzo di 10 cm, sulla superficie dell'asteroide supererebbe ampiamente i 20 metri....

Ma chi era Lachesis? Si tratta di una delle tre Moire (altrimenti dette Parche, o, dai latini, Fatae da cui deriva probabilmente il nome delle "fate" di tante fiabe - oppure le figure delle tre "streghe" che incontrano Machbet nella tragedia di Shakespeare e gli predicono due volte ed in maniera enigmatica, il suo destino). Le tre Moire (Chloto, Lachesis e Atropo) vivono all'ingresso del regno dei morti (Ade), presiedono e "filano" il destino dell'uomo, fissandone (a loro piacimento) l'inizio, la durata e la fine. Chloto (in antico greco Κλωθώ che può tradursi "io filo") infatti tiene il materiale informe iniziale (nello strame) ed inizia a filare, Lachesis (in greco Λάχεσις termine che può significare fra l'altro "destino") avvolgendolo ad un altro fuso, lo tesse in maniera ordinata e, al momento stabilito, Atropo (Aτροπος  "l'inesoralbile") lo taglia, decretando la morte dell'indivuo. Al volere di Atropo nessun dio, nemmeno Zeus, può opporsi. Il dipinto qui a lato, di Francesco Salviati, pittore manierista fiorentino, amico e collaboratore del  Vasari è del 1550 e si trova a Palazzo Pitti. Appare in un certo senso enigmatico e inquietante, perchè sembra che Atropo e Lachesis, le due Moire in primo piano, agiscano d'intesa, quasi con piacere, nonostante la disperazione o forse l'indifferenza di Chloto (che ha l'aspetto quasi di una maschera tragica greca).

 

(87  Sylvia, 6 gennaio 2014. Osservata una occultazione della durata di 20,05 s centrata sul tempo 21h 21m 19s,91 (Baruffetti) ed un'occultazione della durata di 20,89 s centrata sull'istante 21h21m14s,52 (Bigi). Entrambi i tempi sono in TU, per l'ora civile italiana c'è da aggiungere un'ora.

Questa quinta osservazione positiva è stata senza dubbio una delle più “sofferte” del GAM. Sembrava che l’asteroide (Sylvia) ce l’avesse con noi.

Esattamente un anno fa, la sera dell’Epifania del 2013, (87) Sylvia aveva infatti prodotto un’occultazione di un’altra stella. L’evento, data la facilità dell'osservazione e le caratteristiche interessanti di Sylvia di cui diremo fra poco, aveva fatto nascere una campagna osservativa a livello europeo cui avevano preso parte una cinquantina di osservatori (principalmente in Francia, Svizzera ed Italia), 16 dei quali sono poi riusciti ad ottenere un risultato positivo. Anche a Massa ci eravamo preparati con tre postazioni fra Massa, Carrara e Marina di Carrara. Nei giorni immediatamente precedenti l’evento, le zone interessate si erano via via meglio definite e la nostra zona risultava vicino al bordo. Per questo avevamo pensato, visto anche il meteo previsto su Massa e Carrara (nuvoloso, come poi è stato, rendendo inutile l’attesa di Michele Bigi, Giancarlo Bonatti e Daniele Del Vecchio) di operare per la prima volta anche con una stazione mobile. Ovvero caricare su un’auto un telescopio e tutta la strumentazione necessaria per la videoregistrazione dell'evento, ed andare a cercare una zona serena in Liguria, dove la probabilità (meteo e astronomiche) aumentavano. Così Pietro, Luca e Gabriele, poco prima della mezzanotte, si erano mossi per arrivare fino a Genova e vedere come era il meteo. Il viaggio esplorativo aveva rilevato un piccolo sprazzo di sereno dalle parti di Sarzana ed uno più ampio verso Chiavari, per il resto nubi compatte. Arrivati sulle colline di Genova si continuavano a vedere nubi fin dove l’occhio poteva giungere, per cui si è deciso di tornare indietro alla ricerca di uno spazio sereno, che incontrammo in un’aria di parcheggio dell’autostrada A12 presso l’uscita di Rapallo. Un cielo terso e spettacolare: un vero miracolo vista la cappa di nubi che avevamo visto per oltre 100 km. Montammo alla svelta il telescopio (causando la “fuga” di qualche auto appartata nell’area di parcheggio, i cui occupanti si saranno sicuramente impauriti davanti a tre loschi individui – con passamontagna e sciarpe, dato che faceva un freddo cane - che montavano un telescopio alle 2 di notte (!) in un’area di parcheggio buia…). Si fecero tutti i collegamenti video: tutto come da copione. Una trentina di minuti prima dell’istante previsto iniziamo il puntamento automatico del telescopio. Tutto andava per il meglio, solo che 10 minuti prima l’inverter attaccato alla batteria dell’auto “tirò le cuoia”….e gli strumenti rimasero senza alimentazione elettrica. Niente da fare, ed inutile tentare almeno una osservazione visuale di consolazione; tutto era stato predisposto per l’osservazione alla telecamerina, non avevamo dietro un prisma a 90° per una osservazione comoda  e la posizione da cui avremnmo dovuto guardare nel telescopio risultava così bassa che, anche a volersi sdraiare c’era da pigliarsi un blocco alla spina dorsale…. (per non dire degli odori non inebrianti provenienti da una zona che era evidentemente usata anche per bisogni fisiologici canini, e non solo). Tornammo con le pive nel sacco, per apprendere poi, da lì a poche ore, con l’arrivo dei report dei vari osservatori sparsi per l’Europa, che da Rapallo avremmo potuto anche noi avere un risultato positivo….

Anche questo 6 gennaio (2014) il cielo era per metà nuvoloso, ed ove non c’erano nubi regnava una nebbia fittissima che faceva scorgere, in quei paraggi di cielo, la sola stella Sirio…. Ma a questo punto diventava un problema di onore, non potevamo darla vinta alla foschia od a Sylvia! In qualche modo siamo riusciti a ritrovare il campo della stella, ove la stellina si intravedeva a mala pena, nel monitor, persa in un mare biancastro. Siamo stati quindi costretti a filtri e pose assurde (10,24s per Baruffetti e 5,12s per Michele Bigi; il primo da Massa, il secondo dal terrazzo della sua parrocchia a Marina di Carrara), là ove in condizioni normali sarebbero bastati pochi decimi di secondo per vedere distintamente gli oggetti. L'osservazione è quindi riuscita anche se i risultati sono così forzatamente approssimati (nei tempi) da avere scarso peso scientifico (al di la del confermare, in ogni caso, che le previsioni erano corrette). Comunque ci è andata sempre meglio di tutti gli altri che si erano resi disponibili per l’osservazione ed hanno avuto cielo coperto (vedi elenco qui sopra)

Le due curve di luce ottenute la sera del 6 gennaio 2014, in alto quella di Pietro di Baruffetti e sotto quella di Michele Bigi, sono qui a destra. Ogni linea verticale, nella curva di Baruffetti, indica il passaggio di 10 secondi, con la linea gialla che indica la coppia Sylvia+stella occultata e la verde quella di una stella di confronto lì vicina. Le oscillazioni anche fuori dal momento dell'occultazione (vedi l'andamento dei blocchi pressochè lineari di 10 secondi ciascuno) è dovuta sia a normali problemi di integrazione, che alla probabile variazione della luminosità del fondo cielo e della sua trasparenza; quest'ultimo fatto è particolarmente evidente nella curva di Bigi (qui le linee verticali sono separate da 4s), in cui se la fine è ben determinabile, risulta molto problematica l'inidividuazione dell'ìnizio dell'occultazione. Niente di drammatico il ritardo di circa 5 secondi nell'istante centrale determinato da Baruffett rispetto a don Michele Bigi. Sia perchè effettivamente l'ombra dell'asteroide passava 1s prima sopra Marina di Carrara, ma ancor più per le condizioni estreme del cielo e dell'uso della strumentazione. Come dicevamo sopra, questi due risultati hanno cosituito comunque la seconda e la terza (a pari merito) osservazioni positive del 2014 per tutta l'Europa.

Ma cosa aveva di così particolare Sylvia da muovere, lo scorso anno, 50 persone in giro per l'Europa (in un caso un' osservatore era venuto in Francia appositamente dagli USA per poter partecipare alla campagna) in una gelida notte del 6 gennaio 2013? Innanzitutto si tratta di uno dei più grandi asteroidi della Fascia Principale (il 10° secondo i dati più recenti - quelli ricavati dall'occultazione dello scorso anno), ma più sorprendente di tutto, è in realtà un asteroide triplo (il primo ad essere stato ritrovato). Composto da un corpo principale (di forma allungata) delle dimensioni 350x240 km, e due "lune" satelliti che gli ruotano attorno. La prima chiamata Romulus (ritrovata di 37x17 km dai dati dell'occultazione europea dello scorso anno), la seconda Remus che dovrebbe avere un diametro medio sui 7 km (Remus non è stato catturato nell'occulrazione del 2013). E' inoltre un asteroide molto oscuro, il che ci dice che il corpo principale dovrebbe essere una agregazione di numerosi blocchi rocciosi tenuti assieme da una tenue gravità e dalla polvere, e composto dal 40 al 60% di spazi vuoti; il che spiegherebbe fra l'altro la sua bassa densità media, di poco superiore a quella del ghiaccio. Ma per ulteriori informazioni su Sylvia ed i suoi satelliti, di veda a partire dalla pagina

Sylvia venne scoperto quasi 150 anni (per l'esattezza il 17 maggio 1866) dall'Osservatorio di Madras (India, all'epoca sotto il dominio inglese: l'osservatorio era stato fondato, a scopi scientifici, di navigazione e meteo, dalla Compagnia Britannica delle Indie Orientali) da Norman Robert Pogson (1829-1891) astronomo inglese che fu direttore di tale osservatorio (il primo ed unico osservatorio astronomico indiano fino al 1886). Di quest'astronomo, di cui vediamo a lato un ritratto fotografico, c'è da ricordare almeno due cose: il Catalogo Madras (un grande catalogo stellare di 11015 stelle) e, ancor più la definizione matematica delle scale delle magnitudini stellari, tuttora in uso. Questa scala venne introdotta proprio nella presentazione di una sua tabella della luminosità degli asteroidi nel 1857, fatta all'osservatorio dell'Università di Oxford, 4 anni prima del trasferimento in India. Vedi articolo originale in cui veniva annunciata la scoperta di Sylvia e l'articolo in cui Pogson presenta la sua formula per le magnitudini (a partire dalla seconda pagina).

La proposta Pogson, fu di fissare come pari ad una magnitudine la differenza di luminosità di due oggetti il cui flusso luminoso differisce di un valore effettivo di circa 2,512 (o, per essere precisi, di un valore pari alla radice quinta di 100). In altre parole Pogson stabilì che due stelle il cui flusso luminoso fosse pari, rispettivamente, a 100 ed 1, tali stelle dovevano avere una differenza, in magnitudine, pari a 5 magnitudini. Questo tipo di risposta fisiologica del nostro occhio accade anche per altri aspetti fisiologici (la risposta all'intensità del suono, al peso di un oggetto, ecc.). E' questo ad esempio che ci permette di sopportare la vista della Luna e di vedere anche la luce delle stelle più deboli. nessuno di noi direbbe che fra queste due luci ci sia, fisicamente, un rapporto di 5.000.000 a 1.  La formula base della relazione di Pogson è quindi:

ma - mb = -2,5 log Ia/ Ib

La formula lega la magnitudine apparente di una stella a e di una stella b al logaritmo del rapporto effettivo fra l'Intensità del segnale luminoso proveniente dalle due stelle (misurato mediante un fotometro od altro strumento che misuri fisicamente – e non fisiologicamente come fa l’occhio – la luce di una stella). Un esempio sono i valori di luminosità che abbiamo usati e che vediamo lungo l'asse y nelle curve di luce delle occultazioni riportate per i 5 asteroidi di questo articolo). Può sembrare una formula arida (ed al limite astrusa), ma applicando questa formula, coi dati che si possono ricavare dalle osservazioni (visuali o strumentali) e da campioni di distanza noti, è possibile calcolare la distanza delle galassie, la somma di due oggetti luminosi vicini, il calo di luce di un satellite quando viene eclissato dall’ombra del suo pianeta, e tante altri dati utili in astronomia.

Tornando a Sylvia, oggi sappiamo che appartiene ad una famiglia asteroidale (quella di Cibele, anche se, a rigor di logica, prendendo ordinariamente le famiglie asteroidali il nome dall’asteroide più grande del gruppo, ed essendo in questo caso proprio Sylvia, sarebbe più corretto denominarla famiglia Sylvia). Una famiglia asteroidale, come dicevamo sopra parlando di (128) Nemesis, è un gruppo di asteroidi derivati dalla frammentazione (a seguito di uno o più urti) di un corpo originale assai più grande, che nel caso del progenitore di Sylvia doveva essere abbastanza significativo, dato che la famiglia contiene 5 oggetti di diametro superiore ai 200 km ed altrettanti attorno ai 100 km. E’ probabile (ed abbiamo visto quello che è accaduto a Sylvia), che alcuni di questi asteroidi principali abbiano catturato alcuni dei frammenti minori costringendoli a diventare loro lune. Una luna, ad esempio, ha l’asteroide (121) Hermione, appartenente anch’esso a questa famiglia. A sua volta Hermione sembra debba essere formato da due “blocchi” di circa 80 e 60 km di diametro ruotanti attorno al loro centro comune di gravità, e separati fra loro da circa 150 km. Un modello di Hermione venne fra l' altro eleborato a seguito di una occultazione del 16 febbraio 2004, cui partecipò anche un equipe del GAM ospitata all'osservatorio di Piombino (Pulta Falcone). L'immagine a sinistra mostra i diversi aspetti, ricostruiti a tavolino, ricavati durante quella occultazione, che aveva interessato osservatori dalla Spagna alla Cecoslovacchia, dall'italia alla Germania. La densità media di tutti i membri della famiglia Cibele, non è molto superiore a quella del ghiaccio, il che lascia pensare che si siano tutti formati da un "accumulo di macigni", una tranquilla ri-aggregazione di parte dei frammenti vaganti, con la permanenza quindi di grandi spazi vuoti al loro interno, dato che i frammenti si sono accostati, ma non fusi, e gli interstizi sono stati ricoperti, particolarmente in superfice, da polvere depositatasi lentamente (un pò come il caso del minuscolo asteroide Itokawa avvicinato e fotografato dalla sonda giapponese Hayabuse e del quale vediamo sopra a destra una foto ravvicinata).

Ma chi è questa Sylvia da cui prende nome il nostro asteroide? Risposta facile per i più anziani: trattasi di Rhea Silvia, la mitica madre dei gemelli Romolo e Remo, il primo dei quali fondò Roma. Negli anni fin verso il '70 del secolo scorso, trascinandosi nella scuola elementare i programmi dell'anteguerra, ed il culto della romanità, si era soliti festeggiare il "Natale di Roma" (ovvero il 21 aprile, nella data - del tutto arbitraria - e che risaliva allo storico latino Varrone, che, basandosi sui calcoli dell'astrologo Taruzio, dichiarava che Roma era stata fondata il 21 aprile del 753 A.C.). Da quella data si contavano gli anni, apppunto "Ab Urbe condita" (ossia dalla fondazione di Roma). In quelle occasioni era immancabile rinverdire le presunte vicende di Marte che aveva avuto i due gemelli dalla vergine vestale Rhea Siylvia. I due bambini erano stati strappati alla madre ed abbandonati alla corrente del Tevere su ordine del crudele zio Amulio, per essere salvati poi dalla Lupa e dalla famiglia del pastore/porcaro Faustolo. Nella storia dell'arte si ritrova, fra gli altri, un dipinto a olio su tela del 1616, di Peter Paul Rubens.(qui a destra) raffigurante Marte, in abito guerrirero, che visita Rhea Silvia ed i due figli.

Quando si dice il caso: chi l'avrebbe mai detto a Pogson di scegliere il nome di Silvia per il suo asteroide, dato che quasi 100 anni dopo la sua morte ci sarebbe stato bisogno di due "nomi collegati" dal momento che sarebbero stati ritrovati due lune satelliti del suo asteroide!!!