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Ercole Stampa

 Ercole

 

È la quinta costellazione in ordine di grandezza, elencata da Tolomeo nel suo Almagesto, e rimasta tra le 88 costellazioni moderne. È visibile nell’emisfero boreale, nelle notti primaverili ed estive. Si trova tra la Corona Boreale e la Lira, ed è facilmente riconoscibile da un asterismo a forma di quadrilatero, chiamato Chiave di volta.


Pur avendo questa costellazione dimensioni notevoli, le stelle che la compongono non sono particolarmente brillanti: β Herculis (Kornephoros), la più luminosa, ha magnitudine 2,78. Non sono presenti stelle di prima magnitudine. Un’altra stella molto importante è α Herculis (Ras Algethi - la testa dell'inginocchiato), una supergigante rossa variabile di magnitudine media 3,51, accompagnata da una stella di quinta magnitudine, anch'essa doppia.


Tra gli oggetti del profondo cielo visibili in questa costellazione, i due più importanti sono M13 (che si trova sul lato destro della chiave di volta) e M29 (nella parte settentrionale della costellazione).


Ercole, nella mitologia greca, è il più famoso degli eroi: figlio di Zeus, re degli dei, e di Alcmena, una donna mortale, alla sua nascita si chiamava Alcide (alkè, in greco, significa “forza fisica”) ed aveva un gemello, Ificle, figlio di Anfitrione (il marito di Alcmena). La moglie di Zeus, Era, sapendo che il marito avrebbe voluto dare il suo regno al figlio di una mortale, inviò due serpenti nella culla per uccidere il bambino: ma questi, dotato già di forza sovrumana, li strangolò senza problemi. Divenuto adulto, per non indispettire la matrigna Era, fu consigliato dalla Pizia (l’Oracolo di Delfi) di cambiare il suo nome in Eracle (che significa “gloria di Era”).


Sono numerosissime le storie mitologiche che hanno per protagonista l’eroe, e tantissime anche le tragedie del teatro greco e romano che lo vedono tra i personaggi: basti pensare alle Trachinie di Sofocle o all’Hercules Furens di Seneca. Citeremo soltanto, dunque, quelle che sono collegate ad altre costellazioni o oggetti celesti.


Il primo mito, narrato da Igino, riguarda l’origine della Via Lattea: poiché, per diventare immortale, il bambino avrebbe dovuto bere il latte di Era, il dio Ermes glielo mise al seno mentre era addormentata. La dea si svegliò di soprassalto, mentre il bambino era intento a succhiare il latte, e lo scagliò lontano da lei: il piccolo non si fece male, ma sputò il latte bevuto, che si dispose nel cielo formando una scia luminosa nel cielo, la Via Lattea, appunto.


Per poter diventare immortale, Eracle dovette superare dodici fatiche; alcune di queste sono ricordate in altre costellazioni:


- Prima fatica: in una zona dell’Argòlide, chiamata Nemèa, c’era un leone gigantesco e feroce, che aveva la pelle invulnerabile. Ercole lo affrontò, ma non potendolo colpire con l’arco e la clava, lo cacciò dentro una grotta. Qui, dopo una terribile lotta corpo a corpo, lo soffocò tra le braccia. Con la sua pelle si fece un vestito. Il leone fu portato in cielo, dove divenne l’omonima costellazione zodiacale.


- Seconda fatica: nel lago di Lerna viveva un’Idra, un grosso drago con nove teste di cui una immortale: soffiando miasmi pestilenziali e divorando uomini e greggi, rendeva inabitabile la zona. Ercole l’affrontò impugnando la spada. Ma con grande stupore vide che ad ogni testa tagliata ne ricrescevano due. Allora ricorse al fuoco: con tronchi infuocati bruciò tutte le teste del drago. Ne rimaneva solo una, quella immortale: la tagliò netta con un colpo di spada e la seppellì sotto un macigno. È ricordata nella costellazione dell’Idra (femmina), la più estesa del cielo. Secondo Igino, Era mandò un granchio a disturbare l’eroe durante il combattimento, ma Ercole lo schiacciò sotto il tallone. Il granchio venne tramutato nella costellazione zodiacale del Cancro.

Ercole e Idra

- Quinta fatica: Sul lago di Stinfalo, in Arcadia, abitavano degli uccelli che avevano le ali, il becco e le penne di bronzo. Si servivano delle loro penne come frecce per uccidere e divorare ogni essere vivente. Ercole ne uccise alcuni; altri, spaventati dal suono di un sonaglio di bronzo che l’eroe continuava ad agitare, preferirono abbandonare il territorio. Gli uccelli di Stinfalo, secondo alcune versioni, sono rappresentati dalle tre costellazioni vicine ad Ercole, il Cigno, l'Aquila e la Lira (che, nelle culture arabe, è chiamata Avvoltoio): in mezzo a questi volatili si trova la piccola costellazione della Freccia, che sarebbe stata scagliata dall'eroe per ucciderli.

- Undicesima fatica: L'eroe doveva impadronirsi dei frutti d'oro che crescevano nel giardino delle Esperidi, le figlie della stella della sera. Non sapendo dove si trovasse il giardino, chiese aiuto a Prometeo, il titano castigato da Zeus per aver portato il fuoco agli uomini: era condannato ad essere incatenato ad una rupe, mentre un'aquila gli divorava il fegato. Ercole, lo liberò, uccidendo l'animale che lo straziava. L'Aquila e la Freccia usata per ucciderla divennero le omonime costellazioni.

-  Dodicesima fatica: Fu l'ultima e la più impegnativa fatica perché Ercole doveva entrare nel regno dei morti per catturare Cerbero, un mostro metà cane e metà drago, con tre teste. Arrivato nel mondo sotterraneo, l'eroe si fece ricevere da Ades, il dio degli inferi, il quale gli diede il permesso di portare con se Cerbero, purchè riuscisse a domarlo senz'armi. Ercole incatenò il mostro e lo portò a Tirinto, dopo di che lo ricondusse di nuovo negli inferi. Nel 1687 l'astronomo Johannes Hevelius introdusse la costellazione di Cerberus, al posto del ramo dell'albero delle mele d'oro che occupava prima la mano di Eracle. Sebbene nella mitologia Cerbero fosse ritenuto un cane, Hevelius e tutti i cartografi dopo di lui lo rappresentarono con tre teste di serpente. L'intagliatore inglese John Senex, un amico di Edmond Halley, nel 1727 unì Cerbero al ramo di melo, Ramus (ramo), e il risultato fu Cerberus et Ramus, con i serpenti attorcigliati attorno al ramo. La costellazione non è più in uso in epoca moderna e quindi è oggi inesistente.

Ercole strangola i serpenti

La lunga storia di Ercole finisce nell'Olimpo, dove egli si sposò con Ebe, la dea della giovinezza, e visse per sempre con gli immortali.

 
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